Libia: 38 migranti intercettati in mare e portati nel centro bombardato

Pubblicato il 25 luglio 2019 alle 11:21 in Immigrazione Libia

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La Guardia Costiera libica ha intercettato un gommone a largo della costa del Mediterraneo, 65 chilometri a Nord-Est di Tripoli, e ha trasferito tutti i migranti a bordo nel centro di detenzione di Tajoura, bombardato il 3 luglio da un attacco aereo dell’esercito di Haftar. Un portavoce della capitaneria di porto, Ayoub Gassim, ha riferito che la barca trasportava 38 persone, la maggior parte di nazionalità egiziana, e ha assicurato che al momento sono tutte in salvo. L’uomo ha poi aggiunto che le persone sono state portate nel centro di detenzione di Tajoura, completamente svuotato in seguito al bombardamento in cui erano rimasti uccisi circa 44 migranti, tra cui 6 bambini. L’episodio aveva scatenato un generale senso di indignazione nella comunità internazionale e aveva portato le autorità di Tripoli a decidere la liberazione del centro. Già a giugno l’organizzazione Medici Senza Frontiere aveva lanciato un appello: chiudere i centri di detenzione e realizzare più corridoi umanitari. Anche le Nazioni Unite hanno condannato l’attacco, ampiamente attribuito alle forze aeree dell’Esercito Nazionale libico (LNA) di Haftar, affermando che alle due parti era stata comunicata l’esatta posizione del centro per evitare proprio che venisse attaccato.

L’offensiva del generale Khalifa Haftar per la presa di Tripoli è iniziata il 4 aprile ed è tuttora in corso. L’uomo forte del governo di Tobruk ha dichiarato che l’obiettivo della sua impresa è liberare il Paese dalla minaccia dei gruppi terroristici, e, per farlo, mira a rovesciare il Governo di Accordo Nazionale di Tripoli, presieduto dal premier Fayez al-Serraj. Da parte sua, il governo della capitale ha risposto con l’operazione “Vulcano di rabbia”, iniziata il 7 aprile e finalizzata ad “eliminare da tutte le città libiche gli aggressori e le forze illegittime”, oltre a difendere la capitale dall’avanzata dell’Esercito Nazionale Libico.

La Libia vive in una situazione di grave instabilità dal 15 febbraio 2011, data che ha segnato l’inizio della rivoluzione e della guerra civile. Nel mese di ottobre dello stesso anno, il Paese nordafricano ha poi assistito alla caduta del regime del dittatore Gheddafi, ma da allora non è mai riuscito a raggiungere una transizione democratica e vede tuttora la presenza di due schieramenti. Da un lato, il governo di Tripoli, nato con gli accordi di Skhirat del 17 dicembre 2015, guidato da Fayez al-Serraj e riconosciuto dall’Onu. Dall’altro lato, il governo di Tobruk, con il generale Khalifa Haftar, a capo dell’Esercito Nazionale Libico (LNA). Il governo di Tobruk riceve il sostegno di Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Egitto, Russia e Francia. In particolare, il Cairo, Riad ed Abu Dhabi sostengono militarmente ed economicamente le forze dell’esercito di Haftar. Il Qatar e la Turchia appoggiano, invece, il governo riconosciuto a livello internazionale.

L’Italia, in questo contesto, si posiziona a favore del governo di Tripoli e aspira a una risoluzione immediata del conflitto, timorosa che l’escalation delle violenze possa incrementare il numero dei migranti che attraversano il Mediterraneo.

Circa 6.000 migranti provenienti da Eritrea, Etiopia, Somalia, Sudan e altri Paesi africani sono rinchiusi in dozzine di strutture di detenzione in Libia. Tali strutture sono in mano ai gruppi armati libici, i quali non tutelano in alcun modo le persone detenute. I migranti in Libia vivono in condizioni pessime, sono soggetti a torture e abusi, secondo i testimoni che sono passati per tali strutture. A questo si aggiunge la situazione estremamente critica del Paese. Il capo dell’LNA e uomo forte del governo di Tobruk, Haftar, il 4 aprile, ha iniziato un assalto a Tripoli, dove le offensive sono ancora in corso. Le autorità tripoline, con a capo il premier Fayez Serraj, hanno risposto all’attacco di Haftar, il 7 aprile, con l’operazione “Vulcano di Rabbia”. Dal momento che Tripoli, a causa del conflitto in corso, non costituisce un luogo sicuro e adatto per ospitare i migranti, la UN Refugee Agency ha chiesto alla comunità internazionale di effettuare ulteriori evacuazioni dalla capitale. Nel solo mese di maggio 2019, secondo le stime dell’agenzia, la Guardia Costiera libica ha soccorso in mare 1.224 migranti che ha poi riportato in tale situazione.

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Chiara Gentili

di Redazione

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