Johnson, l’Argentina e le Falkland

Pubblicato il 25 luglio 2019 alle 6:30 in Argentina UK

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

Il nuovo premier britannico Boris Johnson dovrà affrontare, tra gli altri problemi, la questione della disputa con l’Argentina sulla sovranità delle Isole Falkland-Malvinas.

Gli abitanti delle Isole Falkland non hanno avuto la possibilità di votare per la Brexit. Se ne avessero avuto l’occasione, avrebbero scelto di rimanere nell’Unione europea, come a Gibilterra. Gli isolani chiedono al governo britannico di non lasciare l’UE senza un accordo perché questo avrebbe un “impatto significativo” sull’economia delle isole. Non vogliono essere dimenticati nei negoziati a causa delle conseguenze che avrebbero sull’Arcipelago di un Non Accordo o di un cattivo accordo.

Leona Roberts, presidente dell’Assemblea legislativa delle isole, ha dichiarato a Londra: “Le Isole Falkland (Malvinas per gli argentini) non mettono in discussione la Brexit: rispettano la decisione del popolo britannico di determinare il proprio futuro. Ma è vitale risolvere l’attuale incertezza sulla Brexit il più rapidamente possibile perché ha già un impatto negativo sulle nostre esportazioni in Gran Bretagna e nei 27 paesi europei “.

Boris Johnson, che ha sostituito Theresa May a Londra, non ha detto pubblicamente una parola sul futuro delle isole in relazione alla Brexit. Solo gli scambi senza accordo saranno conformi alle regole dell’Organizzazione mondiale del commercio. Il collegamento con le isole è stato mantenuto dal vice cancelliere Sir Alan Duncan, che si è dimesso lunedì, in aperto disaccordo con la Brexit di Johnson.

L’uscito del Regno Unito dall’UE implicherà la fine dei fondi di Bruxelles per proteggere i pinguini reali dalle isole, la cui spettacolare fauna selvatica, insieme alla pesca, è una delle loro fonti di reddito. La Brexit li lascia senza sussidi e senza i fondi europei per proteggere il milione di pinguini che risiede sulle isole e altra fauna marina. Ci sono cinque milioni di euro per il programma europeo di conservazione e 900.000 sterline di BEST, il programma che offre fondi ai territori d’oltremare per la protezione delle specie autoctone.

Una Brexit senza accordo potrebbe tagliare i fondi europei per la protezione dei pinguini e di altre specie nelle Isole Falkland.

Un altro impatto reale della Brexit sarà sull’industria della carne dell’isola, che potrebbe perdere il 30 percento delle entrate se l’UE imponesse tariffe sui suoi prodotti e quella della pesca potrebbe diminuire del 16 percento. Se la Gran Bretagna lasciasse l’Europa e commerciasse secondo le tariffe dell’OMC, le esportazioni di pesce delle isole sarebbero soggette a tariffe dal 6 al 18 percento e la carne a una tariffa del 42 percento, il che influenzerà negativamente la crescita futura delle isole.

L’incertezza della Brexit ha causato un crollo delle vendite di carne da parte della Falkland Island Meat Company (FIMCVO) e un calo dei prezzi a luglio. L’altro possibile impatto sulla pesca delle isole sarà il calamaro Loligo, che viene venduto nei mercati UE. Gli isolani vorrebbero che questi prodotti rimanessero esenti da dazi.

Le isole Falkland sono associate alla UE dal 1973, quando il Regno Unito è entrato nella comunità è stata formalizzata con la decisione sull’associazione dei territori d’oltremare, che consente alle isole di beneficiare di un accesso ai mercati UE esente da dazi per carne e pesce.

Quando il ministro degli Esteri argentino Jorge Faurie annunciò che era arrivato il momento di negoziare per le isole, puntava proprio sui problemi legati alla Brexit. Sebbene gli isolani non abbiano la minima fiducia negli argentini, potrebbero iniziare a cambiare il loro atteggiamento “se l’Argentina ponesse fine alle sanzioni economiche imposte dal governo Kirchner”. Il secondo punto sarebbe “considerare l’esistenza degli isolani, che siamo persone e contiamo”, spiega al quotidiano argentino Clarín il politico isolano Mike Summers.

“C’è la convinzione che tutto ciò che è buono per le isole sia negativo per l’Argentina. Non è vero. Ci sarebbero molti vantaggi per la società delle Falkland e la società argentina se le nostre relazioni avessero un approccio più maturo e cooperativo” – ha continuato Summers.

Secondo Summers, “gli isolani hanno il diritto all’autodeterminazione e il diritto a rimanere britannici se lo desideriamo, o qualcos’altro, se lo desideriamo. È la nostra scelta. Ma questa costante pressione dall’Argentina che tutto deve essere focalizzato sulla disputa sulla sovranità, fa sì che non siamo interessati ai mercati argentini. Siamo interessati ai mercati di Cile, Brasile, Uruguay. Ma in Argentina no, a causa di questo atteggiamento” – ha detto.

Durante il governo di Theresa May sono state stabilite rotte aeree tra l’Argentina e le Falkland per la prima volta dai tempi della guerra del 1982.

 

Scarica l’app gratuita di Sicurezza Internazionale da Apple Store o Google Play

Italo Cosentino, interprete di spagnolo

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.