Iraq: la Turchia uccide i responsabili dell’attacco di Erbil

Pubblicato il 25 luglio 2019 alle 15:38 in Iraq Turchia

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Una fonte di sicurezza ha dichiarato, il 25 luglio, che l’esercito turco ha lanciato due attacchi aerei nel Nord dell’Iraq, uccidendo i responsabili dell’attacco del 17 luglio scorso, in cui è morto un viceconsole turco.

Il 17 luglio scorso, la città di Erbil, capitale della regione del Kurdistan iracheno, è stata interessata da un attacco che ha causato la morte di 3 diplomatici turchi, un viceconsole e due suoi assistenti. Questi si trovavano in un ristorante della città quando un uomo armato, sconosciuto, ha cominciato a sparare al suo interno. Tale attacco non è stato rivendicato ma il portavoce dell’ala militare del Partito dei Lavoratori del Kurdistan (PKK), Diyar Deniz, ha negato qualsiasi coinvolgimento del suo partito.

Un primo attacco aereo da parte turca ha avuto luogo il 18 luglio scorso, quando le forze aeree  hanno lanciato una serie di raid contro le postazioni del PKK, situate nei pressi di un campo di profughi curdi provenienti dalla Turchia, a Makhmur, nel sud-Est di Mosul. Nella stessa giornata, altri raid turchi hanno colpito la regione irachena di Dohuk.

Il 24 luglio, invece, è la regione di Batufa ad essere stata colpita, con l’obiettivo di uccidere i responsabili della pianificazione dell’attentato di Erbil. Un video trasmesso dalla CNN Turk mostra l’esplosione di 2 auto durante gli attacchi aerei. Secondo quanto riportato, l’operazione è stata condotta in cooperazione con l’agenzia di intelligence nazionale della Turchia. Non è chiaro quante persone siano state ferite o quante stessero pianificando l’attacco. Tuttavia, la CNN Turk ha dichiarato che, dal 17 luglio, i due responsabili sono stati seguiti sin da quando hanno lasciato Erbil.

Inoltre, i servizi di sicurezza della regione del Kurdistan hanno rivelato, lo scorso 20 luglio, di aver arrestato il fratello di un membro del Partito Democratico dei Popoli (HDP), sospettato di aver pianificato l’attentato di Erbil.

In tale quadro, il 19 luglio, il ministro della Difesa turco, Hulusi Akar, ha dichiarato che la Turchia ha lanciato un’operazione aerea ad ampio raggio contro il PKK in Iraq, in risposta all’ attacco armato di Erbil. Il ministro si è detto determinato a continuare la lotta contro l’ISIS, fino a quando l’ultimo terrorista non verrà neutralizzato ed il sangue dei propri martiri rivendicato. L’operazione ha avuto inizio il 18 luglio ed ha distrutto alcune postazioni, rifugi e depositi di armi in mano ai militanti ISIS.

I militanti del PKK, attivi sin dagli anni 80 contro la Turchia, sono basati soprattutto nell’Iraq del Nord, nella regione Qandil, a Sud di Hakurk e a Nord di Erbil. Il PKK opera in Turchia, nel Nord dell’Iraq e fa parte dell’Unità di protezione popolare (YPG) in Siria, dove è stato molto attivo nella lotta all’ISIS. Il PKK ha anche una sezione iraniana, il Kurdistan Free Life Party (PJAK), che ha combattuto a fianco di Teheran in numerose occasioni, fin dal 2004. L’insorgenza del PKK ha avuto inizio in Turchia nel 1984, e da allora sono state uccise, tra le guerriglie e gli scontri, oltre 40mila persone. Sia Ankara, sia l’Unione Europea e gli Stati Uniti considerano il partito un’organizzazione terroristica.

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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