Emirati: acquistati sistemi di armi dall’Australia

Pubblicato il 25 luglio 2019 alle 16:47 in Australia Emirati Arabi Uniti

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Da mesi, all’aeroporto degli Emirati Arabi Uniti (UAE) arrivano sistemi di armi provenienti dalla città australiana Sydney.

A riportare la notizia, il quotidiano arabo Al-araby al jadeed, sulla base di quanto dichiarato da ABC News, il 25 luglio. Fonti anonime hanno inviato foto ad ABC News che mostrano tali sistemi di armi all’aeroporto di Sydney, prima di essere caricati e trasferiti. Sebbene gli armamenti in questione fossero trasferiti dall’Australia agli UAE già da mesi, né il governo australiano né l’industria produttrice avevano rivelato chi fosse l’acquirente.

Tuttavia, le stesse fonti delle foto, hanno dichiarato che l’industria australiana, la Electro Optic Systems (EOS), ha venduto sistemi di armi remoti di ultima generazione direttamente alle forze armate emiratine, coinvolte nella guerra in Yemen. In particolare, si tratta di sistemi di sensori e supporti posti su cannoni, mitragliatrici o lanciarazzi e che, una volta posizionati sui veicoli militari o sulle navi da guerra, possono essere azionati a distanza.

Precedentemente, in seguito ad un’ulteriore rivelazione di ABC News del mese di dicembre 2018, la compagnia australiana si era rifiutata di riferire se gli acquirenti di tali armi fossero clienti civili o militari. Anche nel mese di aprile scorso, il presidente dell’EOC, Fred Bart, ha affermato che nessuna delle loro armi è stata impiegata in Yemen, a causa di alcune restrizioni vigenti, sia da parte del governo australiano sia americano, per la salvaguardia dei diritti umani.

In tale contesto, la direttrice per l’Australia di Human Rights Watch (HRW), Elaine Pearson, ha espresso il proprio stato di preoccupazione a fronte di una vendita di tale tipologia di merce ad uno dei membri della coalizione a guida saudita, coinvolta nel conflitto in Yemen e altresì responsabile di “bombardamenti contro mercati, scuole ed ospedali in modo indiscriminato”.

Anche Amnesty International ha accusato gli UAE, dimostrando alcune prove, di aver fornito armi a milizie yemenite sospettate di crimini di guerra, gravi abusi e torture nelle “prigioni segrete”. Secondo tale organizzazione non governativa, gli Emirati sono diventati un canale principale per la distribuzione di veicoli corazzati e armi, venduti illegalmente a milizie irresponsabili.

L’inchiesta di Amnesty International era giunta dopo che la CNN aveva rivelato che l’Arabia Saudita e i suoi alleati avevano trasferito armi di fabbricazione americana ad al Qaeda e alle milizie militanti nello Yemen. Secondo quanto dichiarato, tra i Paesi che forniscono armi ad Abu Dhabi vi sono Australia, Belgio, Brasile, Bulgaria, Repubblica Ceca, Francia, Germania, Sudafrica, Corea del Sud, Turchia, Regno Unito e Stati Uniti.

Nella cornice del conflitto in Yemen, gli Emirati hanno preso parte alla coalizione guidata dall’Arabia Saudita ed intervenuta il 26 marzo 2015 a sostegno del presidente yemenita, Rabbo Mansour Hadi. Questa è formata altresì da Marocco, Egitto, Sudan, Giordania, Kuwait, Bahrain e Qatar e sostenuta, a sua volta, dagli Stati Uniti.

La guerra civile in Yemen è scoppiata il 19 marzo 2015, data in cui gli Houthi hanno lanciato un’offensiva per estendere il loro controllo nelle province meridionali. I gruppi che si contrappongono nel conflitto sono da un lato i ribelli sciiti, che controllano la capitale Sana’a, alleati con le forze fedeli all’ex presidente Ali Abdullah Saleh e sostenuti dall’Iran e dalle milizie di Hezbollah. Dall’altro lato, vi sono le forze fedeli ad Hadi, l’unico riconosciuto dalla comunità internazionale.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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