USA-Turchia: più impegno per mettere in sicurezza il Nord della Siria

Pubblicato il 24 luglio 2019 alle 19:53 in Siria Turchia USA e Canada

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Gli Stati Uniti e la Turchia si devono preparare ad accelerare gli sforzi per la creazione di una “safe zone” nei pressi della città siriana di Manbij, nel Nord del Paese. È quanto emerge dalle dichiarazioni del ministro degli Esteri di Ankara, Mevlut Cavusoglu. La proposta di istituire una zona di sicurezza nell’area era stata avanzata dal presidente americano Donald Trump durante un colloquio telefonico con il suo omologo turco, Recep Tayyip Erdogan, il 14 gennaio scorso. Tuttavia, i progressi fatti in questi mesi sono stati scarsi e la firma, prevista da tempo, di un vero e proprio accordo tra le parti è ancora in stallo.

Mercoledì 24 luglio, il ministro Cavusoglu ha dichiarato che la Turchia sta perdendo la pazienza e ha esortato gli Stati Uniti alla definizione di una precisa roadmap futura. L’obiettivo deve essere la liberazione dell’area dalle milizie curde delle People’s Protection Untis (YPG). La questione, tuttavia, è controversa perché il gruppo, considerato da Ankara organizzazione terroristica, è stato in realtà un alleato chiave di Washington nella sua campagna di eliminazione dello Stato Islamico in Siria. Questa settimana, diversi colloqui sul tema si sono tenuti, nella capitale turca, tra l’amministrazione Erdogan e l’inviato speciale degli Stati Uniti in Siria, James Jeffrey. L’Ambasciata degli Stati Uniti ad Ankara ha affermato, sempre nella giornata di mercoledì, che le due parti si stanno impegnando a compiere progressi accelerati e concreti sulla roadmap di Manbij, aggiungendo che Jeffrey ha fatto discorsi “schietti, positivi e produttivi” durante la sua visita. “Vi è stata una discussione globale sulla Siria e in particolare sul Nord-Est, entrambe le parti si sono impegnate per progressi sostanziali a Manbij e hanno discusso proposte dettagliate per migliorare la sicurezza della Turchia lungo il confine turco-siriano”, ha reso noto l’ambasciata con una dichiarazione.

Anche gli altri alleati della NATO hanno concordato di creare una zona sicura nel Paese, dopo che i soldati americani si sono ritirati dal Nord-Est della Siria, nel dicembre 2018. I membri dell’Alleanza Atlantica ritengono che l’area dovrebbe liberata dai curdi ma anche controllata dalle forze NATO.

Cevusoglu ha riferito che Stati Uniti e Turchia non sono ancora riusciti a concordare quanto in profondità debba arrivare la zona di sicurezza, da chi debba essere controllata e se le YPG debbano essere completamente rimosse. “Dobbiamo raggiungere un accordo per quanto riguarda la zona sicura il più presto possibile perché non abbiamo più pazienza”, ha dichiarato il ministro.

La città di Manbij è un avamposto, a maggioranza araba, delle Syrian Democratic Forces curde. Secondo le parole di Erdogan, “l’obiettivo prioritario della Turchia, ad oggi, è quello di purificare queste zone dal terrorismo il prima possibile”. Una volta che le “organizzazioni terroristiche” delle People’s Protection Units avranno sgomberato la città siriana di Manbij, la Turchia non avrà più “niente da fare lì”, aveva affermato il presidente turco già nel dicembre 2018. La città, inoltre, è un ex roccaforte dell’Isis e gli attentati di jihadisti dello Stato Islamico sono tuttora piuttosto frequenti.

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Chiara Gentili

di Redazione

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