Rep. Dem. del Congo: attentato jihadista, almeno 12 morti

Pubblicato il 24 luglio 2019 alle 18:25 in Africa Rep. Dem. del Congo

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Un gruppo di sospetti jihadisti ha ucciso 12 civili a seguito di un duplice attentato nell’Est della Repubblica Democratica del Congo.

È quanto riportato, martedì 23 luglio, dalle autorità locali, che hanno aggiunto che probabilmente la responsabilità appartiene alle Forze Democratiche Alleate (ADF), un gruppo ritenuto affiliato all’ISIS. L’ADF, tuttavia, non ha ancora rivendicato l’attentato.

Stando a quanto ricostruito, i combattenti hanno attaccato, lunedì 22 luglio, le città di Eringeti e Oicha, nei pressi di Beni, epicentro dell’epidemia di ebola, nonché area maggiormente colpita dalle ADF. Il bilancio delle vittime, stando a quanto riportato dall’amministratore di Beni, Kasereka Donat, è di 12 morti, di cui 9 a Eringeti e 3 a Oicha.

Secondo quanto dichiarato da un funzionario di Beni, Janvier Kasahiryo, “nonostante la forte presenza dell’esercito congolese nella regione, la popolazione si trova in uno stato di panico per via degli attacchi”.

Le 2 città colpite, inoltre, sono considerate parte del cosiddetto “triangolo della morte”, chiamato così per via della diffusione dell’ebola nella suddetta area, favorita anche dai frequenti attacchi che, secondo quanto riferito dal referente dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, Marie-Roseline Belizaire, al Washington Post, non consentono ai medici “di accedere all’area colpita dal virus”, favorendone la diffusione.

Dopo aver guadagnato l’indipendenza dal Belgio, nel 1960, la Repubblica Democratica del Congo, Stato africano ricco di risorse, non è mai riuscito ad effettuare una transizione di potere pacifica. La violenza ha raggiunto il culmine e si è estesa in tutta la nazione dopo che Kabila, nel dicembre 2016, ha deciso di rimanere al potere per il terzo mandato presidenziale. Da allora, il conflitto ha spinto più di 1 milione e mezzo di congolesi ad abbandonare le proprie case, mentre più di 3.000 sono morti, tra l’ottobre 2016 e l’agosto 2017, nella sola regione di Greater Kasai. 

L’ADF, fondato nell’Ovest dell’Uganda nel 1994 sotto la leadership di Jamil Mukulu, un cristiano convertito all’Islam, è fuoriuscito dal Paese di Kampala, approdando alla vicina Repubblica Democratica del Congo, nella regione do North Kivu. Negli anni, il gruppo è stato accusato di essersi servito di bambini soldato, di aver ucciso centinaia di civili e di aver eliminato 15 peacekeeper della Tanzania, morti in un attacco nel dicembre 2017.  Nel corso di novembre, almeno 47 morti sono state attribuite all’ADF, tra cui quella di 7 peacekeeper dell’Onu.

La prima rivendicazione dello Stato Islamico è avvenuta lo scorso 18 aprile, due giorni dopo che due soldati e un civile erano stati uccisi durante una sparatoria in quella che è stata chiamata la “Provincia centroafricana del Califfato”. L’attentato di aprile era avvenuto a Bovata, vicino la città di Beni, colpita sia dalle milizie islamiche sia da una devastante epidemia di Ebola, definita dall’Organizzazione Mondiale della Sanità “una emergenza sanitaria pubblica di rilievo internazionale”.

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 Jasmine Ceremigna 

di Redazione

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