Libia: Haftar continua ad avanzare a Tripoli

Pubblicato il 24 luglio 2019 alle 8:59 in Africa Libia

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Le milizie dell’Esercito Nazionale Libico (LNA), con a capo il generale Khalifa Haftar, nella giornata del 23 luglio, sono riuscite a prendere il controllo di nuove aree nel Sud della capitale Tripoli.

Ciò è avvenuto in seguito a scontri violenti con la controparte, ovvero le forze dell’esercito del governo di Tripoli. Secondo fonti militari, l’avanzata di Haftar ha interessato in particolare gli assi di Ramla e di Kazirma, situati nei pressi dell’aeroporto internazionale del Paese. Tale nuova conquista è stata possibile dopo che l’esercito di Tripoli ha cominciato a ritirarsi, a fronte delle gravi perdite umane subite.

Allo stesso tempo, le battaglie continuano anche nella periferia di Tripoli, in particolare sull’asse di Ain Zara e sulla strada verso l’aeroporto, mentre, al momento, nelle altre aree interessate precedentemente dal conflitto vi è uno stato di tregua. Il 22 luglio, l’esercito di Haftar ha lanciato una serie di attacchi aerei anche contro l’aeroporto internazionale di Mitiga, l’unico ancora funzionante a Tripoli, preso di mira diverse volte dal mese di aprile scorso.

Sempre il 22 luglio scorso, le forze dell’LNA hanno ripreso a sferrare attacchi contro le postazioni delle forze del governo di Tripoli situate ad Ain Zara, Al-Khala e Wadi Al-Rabie, distretti situati nel Sud di Tripoli, dando nuovamente inizio all’offensiva vero la capitale. Numerose persone sono rimaste ferite e almeno 6 sono morte sul fronte di Tripoli. Inoltre, altri 25 uomini di Haftar sono stati uccisi nei combattimenti. Lo scorso 20 luglio, il Consiglio del governo di Tripoli aveva messo in guardia dalla nuova escalation militare contro Tripoli. In un comunicato, era stato affermato che le forze dell’LNA erano pronte ad agire e a lanciare attacchi aerei contro le strutture civili della capitale, tra cui l’aeroporto internazionale di Mitiga. Tuttavia, anche il governo di Tripoli si era detto pronto ad affrontare le forze di Haftar e a respingere qualsiasi nuova offensiva.

La Libia vive in una situazione di grave instabilità dal 15 febbraio 2011, data che ha segnato l’inizio della rivoluzione e della guerra civile. Nel mese di ottobre dello stesso anno, il Paese nordafricano ha poi assistito alla caduta del regime del dittatore Muammar Gheddafi, ma da allora non è mai riuscito a raggiungere una transizione democratica e vede tuttora la presenza di due schieramenti. Da un lato, il governo di Tripoli, nato con gli accordi di Skhirat del 17 dicembre 2015, guidato da Fayez al-Serraj e riconosciuto dall’Onu. Dall’altro lato, il governo di Tobruk, con il generale Khalifa Haftar, a capo dell’Esercito Nazionale Libico (LNA). Il governo di Tobruk riceve il sostegno di Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Egitto, Russia e Francia. In particolare, Al Cairo, Riad ed Abu Dhabi sostengono militarmente ed economicamente le forze dell’esercito di Haftar. Il Qatar e la Turchia appoggiano, invece, il governo riconosciuto a livello internazionale.

Haftar, il 4 aprile, dopo aver conquistato il Sud del Paese, ha sferrato un attacco contro Tripoli, avviando un’offensiva che è ancora in corso. Da parte sua, Tripoli ha risposto con l’operazione “Vulcano di rabbia”, che ha avuto inizio il 7 aprile e che mira ad “eliminare da tutte le città libiche gli aggressori e le forze illegittime”, oltre a difendere la capitale dall’avanzata dell’LNA. Gli scontri, secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), hanno causato la morte di 653 persone, tra cui 41 civili e 3547 feriti, tra cui 126 civili, oltre a circa 94.000 sfollati. 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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