Egitto: boom nell’importazione di armi dall’Italia

Pubblicato il 24 luglio 2019 alle 12:32 in Egitto Italia

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

L’Egitto ha pagato all’Italia una cifra record per l’acquisto di armi. I dati sono stati presentati alla Presidenza del Consiglio dei Ministri lo scorso 2 aprile. 

In particolare, la cifra pagata dall’Egitto per l’acquisto di armi, munizioni e sistemi di informazione per la sicurezza di provenienza italiana, nel 2018, ammonta a più di 69 milioni di euro. Tale cifra supera di gran lunga i 7.4 milioni del 2017 ed i 7.1 milioni del 2016. Anche precedentemente, nel periodo 2013-2015, l’Italia ha venduto armi al Cairo per cifre inferiori a quelle attuali, per un massimo di 37.6 milioni di euro.

Nel 2018, l’Egitto si è classificato al decimo posto nell’elenco dei Paesi che importano armi italiane, ed è il primo Stato del continente africano, preceduto da Qatar, Pakistan, Turchia, Emirati Arabi Uniti, Germania, Stati Uniti, Francia, Spagna e Gran Bretagna. I beni di maggior rilievo, di cui è autorizzata l’esportazione verso l’Egitto, sono pistole e fucili di piccolo calibro indirizzate all’esercito, nello specifico “armi ed armi automatiche di calibro uguale o inferiore a 12,7 mm”, oltre a bombe, siluri, razzi missili, accessori e pezzi di ricambio per armi americane ma fabbricate in Italia, apparecchiature elettroniche e software per il controllo regionale. Tali armamenti sono volti principalmente all’impiego militare, sia per l’esercito sia per la polizia e le forze di sicurezza. L’ambito relativo ai sistemi informatici risulta essere tra le novità delle relazioni Italia – Egitto.

Una fonte diplomatica egiziana ha rivelato che tale numero supera altresì le cifre relative agli accordi che l’Egitto ha firmato con l’Italia negli anni precedenti alla rivoluzione del gennaio 2011. In quel periodo, vi era una forte cooperazione tra i due Paesi nel settore degli armamenti, in particolare per quanto riguarda l’acquisto di armi leggere indirizzate alla polizia, alle forze antisommossa e alle forze di sicurezza del Cairo.

A detta della fonte diplomatica, il massiccio aumento delle importazioni di armi dall’Italia può essere collegato al desiderio del governo egiziano di “accontentare Roma” e ridurre la possibilità di un confronto su alcune questioni. In primis, la situazione di stallo circa la cooperazione congiunta nelle indagini sull’omicidio del giovane italiano, Giulio Regeni, risalente all’inizio del 2016. A ciò si aggiunge la situazione in Libia ed il futuro del governo di Tripoli e delle milizie del generale dell’Esercito Nazionale Libico (LNA), Khalifa Haftar, appoggiato, a sua volta, dal Cairo, in quanto baluardo nella lotta al terrorismo.

È stato altresì sottolineato che, fino alla fine del 2017, il governo italiano ha sempre cercato di preservare gli interessi delle principali società italiane operanti in Egitto, Eni in primis. Inoltre, la medesima fonte diplomatica ha rivelato che l’Italia cerca di compensare il calo delle vendite di armi nel mercato europeo, aumentandone le esportazioni in Medio Oriente, nel Golfo Persico ed in Africa, e ciò potrebbe rappresentare una condizione favorevole per il governo egiziano, per fare più affari quest’anno e in futuro.

Secondo quanto dichiarato, gli accordi tra Egitto e Italia per la vendita di armi sarebbero funzionali ad impedire un deterioramento delle relazioni tra le due parti, nonostante le pressioni continue del Parlamento italiano e nonostante le richieste, sin da aprile scorso, di ritirare l’ambasciatore italiano dal Cairo. Il Parlamento italiano ha adottato una decisione volta ad istituire una commissione d’inchiesta speciale per l’omicidio Regeni e per esaminare come l’Egitto abbia cooperato con il procuratore generale italiano sul caso. Quest’ultimo ha precedentemente dichiarato alle autorità politiche ed esecutive di aver impiegato tutti i mezzi legali internazionali a disposizione per convincere Il Cairo a consegnare alla giustizia i sospettati dell’omicidio.

Regeni, un dottorando di Cambridge che si trovava in Egitto per studiarne i sindacati, è stato rapito il 25 gennaio 2016 e il suo corpo è stato rinvenuto il 3 febbraio, vicino al Cairo. È stato rivelato che il ragazzo è stato torturato prima di essere ucciso. Da allora, sono in corso indagini per capire chi siano stati i responsabili del suo assassinio. Inizialmente, era stata incolpata una banda criminale locale specializzata in rapimenti di stranieri, i cui membri furono uccisi dalla polizia egiziana. In seguito, le forze di sicurezza locali hanno riferito di aver trattenuto Regeni il giorno in cui sparì.

L’8 aprile 2016, il governo italiano ha richiamato in patria il proprio ambasciatore al Cairo, interrompendo temporaneamente tutti i rapporti diplomatici con l’Egitto. Successivamente, il 14 agosto 2017, l’Italia ha poi annunciato il ritorno del proprio ambasciatore nel Paese africano, dopo 15 mesi dall’uccisione del giovane dottorando.

Finora non esiste un accordo tra il Cairo e Roma per scambiare informazioni sugli sviluppi della questione Regeni, ma l’accusa italiana, in conformità con il diritto internazionale e con gli accordi congiunti, non ha il diritto di incriminare qualcuno unilateralmente.

 

 

 

Scarica l’app gratuita di Sicurezza Internazionale da Apple Store o Google Play

Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.