Razzi siriani colpiscono la Turchia, 6 feriti

Pubblicato il 23 luglio 2019 alle 13:29 in Siria Turchia

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Due razzi lanciati dal Nord della Siria contro il distretto turco di Ceylanpinar hanno provocato di ferimento di almeno 6 persone, nella notte tra il 22 e il 23 luglio. Lo ha riferito il Ministero della Difesa di Ankara, accusando dell’offensiva le milizie curde delle People’s Protection Units (YPG), alleate degli Stati Uniti e in guerra contro il regime del presidente Bashar al-Assad.  La Turchia considera le YPG un’organizzazione terroristica e le accusa di avere legami con il PKK, il Partito dei Lavoratori curdi, che combatte per la creazione di uno Stato indipendente nel Sud-Est della Turchia dal 1978.

Il governatore della provincia di Sanliurfa, dove si trova il distretto di Ceylanpinar, ha dichiarato, martedì 23 luglio, che uno dei due razzi ha colpito una casa situata nell’area turca, al confine con la Siria, e ha ferito 6 persone, che al momento si trovano in ospedale e non sono in pericolo di vita. Nella zona attaccata, sono in corso attività investigative e sono state adottate dalle autorità ampie misure di sicurezza.

Il Ministero della Difesa turco ha annunciato di aver risposto ai razzi siriani colpendo 7 obiettivi al di là del confine.

Ankara ha già effettuato in territorio siriano due operazioni militari, una contro l’ISIS, nel 2016, e l’altra contro le People’s Protection Units, nel Nord della Siria, nel gennaio 2018, con l’operazione “Ramo d’Olivo”. La campagna militare mirava, secondo quanto dichiarato dal presidente turco Recep Tayyip Erdogan, a spingere le YPG fuori dal distretto di Afrin, al confine turco-siriano, e a combattere i “terroristi” che si trovano nel territorio creando una zona sicura della profondità di 30 km al confine tra i due Paesi. Al momento, Afrin è controllato dal cosiddetto “Esercito Nazionale Siriano”, un gruppo di ribelli siriani alleati della Turchia. Molti degli abitanti curdi del distretto sono stati costretti ad abbandonare le loro case, mentre diversi rifugiati siriani si sono stabiliti su quelle aree. L’organizzazione umanitaria Amnesty International accusa il gruppo dell’Esercito Nazionale Siriano di compiere sistematiche violazioni dei diritti umani sulla popolazione curda di Afrin. Il 16 luglio, Erdogan ha annunciato che Ankara si sta preparando per un nuovo intervento militare nelle regioni settentrionali della Siria, minacciando di sottrarre ai combattenti curdi il controllo delle aree rimaste in loro possesso. Il presidente, in particolare, ha dichiarato che mira ad assediare la città centro-settentrionale di Tel Abyad e quella nord-orientale di Tel Rifat.

Quando le People’s Protection Units hanno sottratto allo Stato Islamico il controllo di Tal Abyad, nel 2015, molti abitanti arabi sono stati espulsi ed è stato impedito loro di ritornare. Il presidente turco ha altresì sottolineato che gli Stati Uniti non sono riusciti a rispettare il loro impegno nel liberare la città di Manbij, altro avamposto, a maggioranza araba, delle Syrian Democratic Forces curde. Secondo le parole di Erdogan, “l’obiettivo prioritario della Turchia, ad oggi, è quello di purificare queste zone dal terrorismo il prima possibile”. In Siria, le forze statunitensi hanno ufficialmente iniziato la ritirata l’11 gennaio, dopo l’annuncio del presidente americano Donald Trump, il 19 dicembre 2018. Tale decisione ha spinto i leader curdi a fare appello alla Russia e agli altri alleati di Damasco affinché inviino forze militari lungo il confine per proteggere preventivamente le YPG dalla minaccia di un’offensiva delle truppe governative turche. Ankara aveva accolto positivamente la decisione di Trump di ritirare le 2mila truppe statunitensi presenti in Siria, ma il rapporto con gli USA è tuttora caratterizzato da tensioni in relazione all’appoggio americano alle People’s Protection Units curde, che hanno avuto un ruolo chiave nella lotta contro l’Isis. La Turchia considera le YPG un’organizzazione terroristica al pari del PKK e si impegna ad evitare che i curdi siriani riescano ad esercitare il controllo sul territorio vicino al suo confine.

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Chiara Gentili

di Redazione

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