Puerto Rico: sciopero generale contro Rosselló

Pubblicato il 23 luglio 2019 alle 10:03 in America centrale e Caraibi USA e Canada

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

Al grido di “Ricky, vattene!” migliaia di portoricani sono scesi in piazza bloccando tutta l’isola lunedì 22 luglio per chiedere le dimissioni del governatore, Ricardo Rosselló. Lo sdegno accumulato da casi di corruzione e dalla filtrazione di una chat misogina, omofoba e piena di commenti derisori nei confronti delle vittime dell’urgano María tra Rosselló e i suoi consiglieri ha portato, dopo dieci giorni di proteste ininterrotte nel centro storico della capitale San Juan, a uno sciopero generale. 

Domenica 21 luglio, il governatore ha annunciato che non si candiderà alla rielezione nel 2020 e che lascerà la presidenza del Partido Nuevo Progresista (PNP), fautore di un’integrazione completa come cinquantunesimo stato USA, ma che continuerà a mantenere la carica fino alla fine del mandato.

Lo sciopero generale, proclamato da sindacati, università, partiti di opposizione e attivisti di diversa estrazione, ha paralizzato l’isola: le navi da crociera hanno cancellato la sosta a San Juan, il principale centro commerciale non ha aperto le sue porte e le tre maggiori università hanno cancellato le lezioni, secondo i media locale. La folla era tale da essere arrivata a bloccare una delle principali autostrade che portano alla capitale. “Questa affermazione, che è già una pietra miliare nella storia portoricana, deve essere accompagnata dalla risposta dignitosa e nobilitante delle dimissioni” – si legge l’editoriale del quotidiano El Nuevo Día, il giornale con maggiore diffusione a Puerto Rico.

“È nata una nuova Puerto Rico – spiega l’editorialista Benjamín Torres Gotay – una Puerto Rico che non si rassegna a un destino di corruzione e malgoverno”. 

Anche contro la sua volontà, Rosselló potrebbe dover lasciare l’incarico. L’Assemblea legislativa ha avviato un processo di impeachment che prevede da più fasi. Se i legislatori portoricani le approvassero tutte, la Camera dei rappresentanti e il Senato USA voteranno per la destituzione di Rosselló. Il partito del governatore, il PNP, affiliato al Partito Democratico USA, tuttavia, ha la maggioranza in assemblea. Nella dichiarazione istituzionale trasmessa da Facebook Live domenica, Rosselló ha affermato che affronterà la procedura “con tutta la verità, la forza e la responsabilità”. Ha anche riconosciuto che una parte dell’isola “è infelice”, ma ha ribadito che il suo dovere è quello di adempiere alle responsabilità che ha assunto quando si è insediato.

Prima dello scandalo della pubblicazione della chat con i suoi collaboratori, Rosselló era già stato interrogato per la sua cattiva gestione durante la crisi dell’uragano María. Quasi due anni dopo il disastro, ci sono ancora case senza tetto e poca trasparenza nel denunciare gli incidenti mortali, che alla fine sono stati 4.600, 70 volte più dei 64 ufficialmente riconosciuti, secondo un rapporto dell’università di Harvard. Per finire, solo un paio di giorni prima della fuga di notizie sulla chat, l’FBI ha arrestato due ex funzionari del governo nel quadro di un’indagine federale sulla corruzione. Le quasi 900 pagine filtrate con offese e prese in giro sono state la classica goccia che ha fatto traboccare il vaso. Nei colloqui, il governatore ha descritto come “softporn” le concorrenti di Miss Universo, si riferiva agli omosessuali in termini gravemente insultanti e quando Christian Sobrino, capo delle finanze e rappresentante davanti alla Giunta di Supervisione Fiscale, disse che stava “sbavando dalla voglia sparare” al sindaco di San Juan, Yulín Cruz, Rosselló ha risposto che gli avrebbe fatto “un grande favore”.

Tutti i consiglieri governativi che hanno partecipato alla chat trapelata dal Center for Investigative Journalism, dalla fine del 2018 a gennaio di quest’anno, si sono dimessi, tranne il governatore. Perfino Luis Gerardo Rivera Marín, il segretario di stato, che non faceva parte di quel gruppo, si è fatto da parte sostenendo che si trattava di “un obbligo morale”. 

Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha commentato lunedì la situazione sull’isola , stato libero associato agli USA, e ha anche colto l’occasione per attaccare il sindaco Yulín Cruz: “Rosselló è un governatore terribile. Ma il sindaco di San Juan è anche peggio… è uno show degli orrori”. In precedenza, la Casa Bianca aveva già rilasciato una dichiarazione in cui si affermava che la crisi politica che affligge Puerto Rico “prova la validità delle preoccupazioni del presidente Trump riguardo a mala gestione, corruzione e sottobosco politico”. 

Scarica l’app gratuita di Sicurezza Internazionale da Apple Store o Google Play

Italo Cosentino, interprete di spagnolo

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.