Libia: sequestrato peschereccio italiano, interviene la Farnesina

Pubblicato il 23 luglio 2019 alle 19:49 in Italia Libia

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Un peschereccio italiano, chiamato “Tramontana”, è stato sequestrato, martedì 23 luglio, nei pressi del Golfo della Sirte da parte di una motovedetta libica.

È quanto reso noto dal Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale italiano, che ha prontamente avviato contatti con l’ambasciatore in Libia, Giuseppe Buccino, al fine di assicurare il corretto trattamento dell’equipaggio e il rapido rilascio dell’imbarcazione che è stata “costretta a dirigersi verso il porto di Misurata”.

Il Ministro degli Esteri, Enzo Moavero Milanesi, ha dichiarato che non sono ancora note le ragioni del sequestro, ma che verosimilmente l’imbarcazione sia stata sequestrata per motivi “legati ad attività di pesca, in acque definite ad alto rischio e dunque sconsigliate da parte del Comitato Interministeriale per la Sicurezza dei Trasporti e delle Infrastrutture”.

Secondo quanto riportato dall’ANSA, il peschereccio sequestrato è una imbarcazione della marineria di Mazara del Vallo, della provincia di Trapani. Il sequestro, avvenuto da parte dei militari libici, ha riguardato l’imbarcazione e i 7 membri del suo equipaggio, di cui 5 mazaresi e 2 tunisini.

Il sequestro avviene a poco più di 3 settimane dall’incontro tra il premier del governo libico, Fayez al-Sarraj, e il ministro dell’Interno italiano Matteo Salvini, durante il quale Salvini si è detto “felice del ruolo centrale che il nostro Paese possiede come interlocutore del governo di Tripoli”, garantendo che l’Italia non abbandonerà il suo ruolo nelle trattative per la risoluzione del conflitto che colpisce l’ex colonia italiana. 

La Libia vive in una situazione di grave instabilità dal 15 febbraio 2011, data che ha segnato l’inizio della rivoluzione e della guerra civile. Nel mese di ottobre dello stesso anno, il Paese nordafricano ha assistito alla caduta del regime del dittatore Muammar Gheddafi, ma da allora non è mai riuscito a raggiungere una transizione democratica e vede tuttora la presenza di due schieramenti. Da un lato, il governo di Tripoli, nato con gli accordi di Skhirat del 17 dicembre 2015, guidato dal premier Fayez al-Serraj e riconosciuto dall’Onu. Dall’altro lato, il governo di Tobruk, con il generale Khalifa Haftar a capo dell’Esercito Nazionale Libico (LNA). Quest’ultimo riceve il sostegno di Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Egitto, Russia e Francia. In particolare, Al Cairo, Riad ed Abu Dhabi sostengono militarmente ed economicamente le forze dell’esercito di Haftar. Il Qatar e la Turchia, come anche l’Italia, invece, appoggiano il governo riconosciuto a livello internazionale e presieduto dal primo ministro Al-Serraj.

Haftar, il 4 aprile, dopo aver conquistato il Sud del Paese, ha sferrato un attacco contro Tripoli, avviando un’offensiva che è ancora in corso. Da parte sua, Tripoli ha risposto con l’operazione “Vulcano di rabbia”, che ha avuto inizio il 7 aprile e che mira ad “eliminare da tutte le città libiche gli aggressori e le forze illegittime”, oltre a difendere la capitale dall’avanzata dell’LNA. Gli scontri, secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), hanno causato la morte di 653 persone, tra cui 41 civili e 3547 feriti, tra cui 126 civili, oltre a circa 94.000 sfollati. 

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 Jasmine Ceremigna 

di Redazione

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