Libia: nuovo attacco contro l’aeroporto internazionale di Mitiga

Pubblicato il 23 luglio 2019 alle 15:58 in Africa Libia

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Le forze armate del generale libico, Khalifa Haftar, hanno lanciato una serie di attacchi aerei contro l’aeroporto internazionale di Mitiga, l’unico ancora funzionante a Tripoli.

La notizia è stata riferita dal quotidiano The New Arab, il 23 luglio. Le autorità aeroportuali hanno annunciato che i voli sono stati sospesi in seguito all’attacco, senza fornire ulteriori dettagli. L’aeroporto internazionale di Mitiga, situato a circa 8 chilometri a Est del centro di Tripoli, è stato preso di mira diverse volte dal sedicente Esercito Nazionale Libico (LNA) di Haftar, da quando il generale ha lanciato l’assalto contro la capitale libica, il 4 aprile.

Lunedì 22 luglio, le forze fedeli al Governo di Accordo Nazionale (GNA) di Tripoli, riconosciuto dalle Nazioni Unite, hanno riferito di aver risposto ad un “grave” attacco contro la capitale, con numerose vittime su entrambi i fronti. “Le nostre forze hanno respinto un grave assalto delle forze di Haftar nel Sud di Tripoli che era stato pianificato e preparato per giorni”, ha annunciato il portavoce del GNA, Mustafa al-Mejii. Numerose persone sono rimaste ferite e almeno 6 sono morte sul fronte di Tripoli. Inoltre, altri 25 uomini di Haftar sono stati uccisi nei combattimenti.

“Nel giro di poche ore le nostre forze sono riuscite a costringerli a ritirarsi e hanno conquistato nuove posizioni che erano prima sotto il controllo delle milizie di Haftar”, ha continuato al-Mejii. Durante i combattimenti, le forze del GNA hanno anche distrutto alcuni equipaggiamenti militari, inclusi 3 carri armati, e hanno catturato 11 combattenti, ha aggiunto il portavoce. Allo stesso tempo, l’LNA ha dichiarato di aver fatto progressi nell’area Sud di Tripoli, “infliggendo gravi perdite al nemico”, senza fornire ulteriori dettagli.

Lo scorso 20 luglio, il Consiglio del governo di Tripoli aveva avvertito la comunità internazionale che si attendeva una nuova escalation militare contro Tripoli. In un comunicato, si affermava che le forze dell’LNA erano pronte ad agire e a lanciare attacchi aerei contro le strutture civili della capitale, tra cui l’aeroporto internazionale di Mitiga. Tuttavia, il governo di Tripoli si era detto pronto ad affrontare le forze di Haftar e a respingere qualsiasi nuova offensiva. Il Consiglio ha, inoltre, invitato la missione delle Nazioni Unite e la comunità internazionale a farsi carico della responsabilità degli attacchi condotti contro i civili e a mobilitarsi per porre fine a tali operazioni violente che causano lo spargimento di sangue, la distruzione di infrastrutture civili, una guerra continua e la sofferenza dei cittadini.

La Libia vive in una situazione di grave instabilità dal 15 febbraio 2011, data che ha segnato l’inizio della rivoluzione e della guerra civile. Nel mese di ottobre dello stesso anno, il Paese nordafricano ha poi assistito alla caduta del regime del dittatore Muammar Gheddafi, ma da allora non è mai riuscito a raggiungere una transizione democratica e vede tuttora la presenza di due schieramenti. Da un lato, il governo di Tripoli, nato con gli accordi di Skhirat del 17 dicembre 2015, guidato da Fayez al-Serraj e riconosciuto dall’Onu. Dall’altro lato, il governo di Tobruk, con il generale Khalifa Haftar, a capo dell’Esercito Nazionale Libico (LNA). Il governo di Tobruk riceve il sostegno di Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Egitto, Russia e Francia. In particolare, Al Cairo, Riad ed Abu Dhabi sostengono militarmente ed economicamente le forze dell’esercito di Haftar. Il Qatar e la Turchia appoggiano, invece, il governo riconosciuto a livello internazionale.

Haftar, il 4 aprile, dopo aver conquistato il Sud del Paese, ha sferrato un attacco contro Tripoli, avviando un’offensiva che è ancora in corso. Da parte sua, Tripoli ha risposto con l’operazione “Vulcano di rabbia”, che ha avuto inizio il 7 aprile e che mira ad “eliminare da tutte le città libiche gli aggressori e le forze illegittime”, oltre a difendere la capitale dall’avanzata dell’LNA. Gli scontri, secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), hanno causato la morte di 653 persone, tra cui 41 civili e 3547 feriti, tra cui 126 civili, oltre a circa 94.000 sfollati. 

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Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

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