Huawei: le accuse statunitensi e le rassicurazioni all’Italia

Pubblicato il 23 luglio 2019 alle 15:31 in Cina Italia USA e Canada

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Huawei Technologies Co prevede di investire 3,1 miliardi di dollari in Italia nei prossimi 3 anni e ha rassicurato la stampa italiana sui rischi legati alla sicurezza. Intanto, gli Stati Uniti continuano la loro opposizione contro il colosso cinese.

Thomas Miao, amministratore delegato dell’unità italiana di Huawei, ha dichiarato che il piano di investimenti in Italia creerà 1.000 nuovi posti di lavoro, tra il 2019 e il 2021. In particolare, il piano prevede 1,2 miliardi di dollari investiti in operazioni e marketing e 1,9 miliardi nelle forniture dirette di prodotti Huawei, mentre 52 milioni verranno aggiunti per attività di ricerca e sviluppo. Nell’ambito del piano di investimenti complessivo, il colosso cinese ha speso circa 2 milioni di euro per costruire un laboratorio presso l’Università di Pavia. Tale struttura è progettata per lo sviluppo di chip, in particolare nelle prime fasi di produzione. Dopo aver avviato le attività in Italia nel 2004, Huawei impiega circa 850 persone in Italia.

Il colosso delle telecomunicazioni cinese sta affrontando una serie di restrizioni al commercio imposte dal governo degli Stati Uniti, che hanno vietato ad Huawei di acquistare tecnologie statunitensi, senza l’approvazione speciale del governo. Allo stesso modo, le compagnie internazionali sono state persuase a non intrattenere relazioni commerciali con l’azienda cinese. Il Dipartimento del Commercio degli Stati Uniti, tuttavia, ha dichiarato che rilascerà licenze alle società USA che commerciano con Huawei quando “non vi è alcuna minaccia alla sicurezza nazionale”. Tuttavia, le autorizzazioni non sono ancora state approvate, quindi gli analisti affermano che il colosso cinese è determinato a spostare i propri investimenti in Europa.

A tale proposito, il 22 luglio, Il fondatore di Huawei, Ren Zhengfei, ha rilasciato alcune dichiarazioni rassicuranti per i quotidiani italiani. “Il governo non ci ha mai chiesto di installare porte di accesso sui nostri apparati. Lo ha detto più volte il premier Li Keqiang. Lo ha esplicitato anche Yang Jiechi, nel Comitato Centrale del Partito Comunista cinese. Se lo facessimo nessun cliente al mondo acquisterebbe i nostri prodotti e io mi ritroverei pieno di debiti”, ha dichiarato Zhengfei. Tali preoccupazioni derivano dalla storia dell’azienda. La compagnia fu fondata nel 1987 da Zhengfei, che aveva precedentemente prestato servizio per circa 20 anni nell’Esercito Popolare di Liberazione (PLA), in una divisione specializzata in tecnologia militare.

Oggi, l’azienda cinese, nata con uno staff di 3 persone, si è evoluta fino a rappresentare oggi un colosso multimiliardario. Secondo quanto riporta il Washington Post, Ren potrebbe aver mantenuto stretti legami con il PLA e si sospetta che l’ex vicepresidente di Huawei fosse un funzionario del Ministero della sicurezza dello Stato, la principale agenzia di intelligence cinese. Inoltre, sempre secondo il quotidiano statunitense, Huawei avrebbe segretamente aiutato la Corea del Nord a costruire e mantenere la propria rete wireless. Il colosso cinese delle telecomunicazioni avrebbe collaborato con una società cinese di proprietà statale, la Panda International Information Technology Co Ltd., su una serie di progetti in Corea del Nord per almeno 8 anni, stando a quanto riferito dal Post il 22 luglio.

Infine, è necessario sottolineare che lo scontro tra il governo Usa e il colosso cinese Huawei si inserisce sullo sfondo del più ampio contrasto tra Cina e Stati Uniti, noto anche come “guerra commerciale”, che ha visto l’imposizione di dazi reciproci sulle importazioni e che vede il presidente Trump preoccupato per le ambizioni di sviluppo tecnologico cinese, considerate una minaccia alla sicurezza degli Stati Uniti.

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Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

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