Siria: nuovo massacro contro civili nella provincia di Idlib

Pubblicato il 22 luglio 2019 alle 20:19 in Medio Oriente Siria

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Attacchi aerei multipli hanno colpito, lunedì 22 luglio, il mercato popolare e i quartieri residenziali della città di Maarat al-Numan, nella Siria nord-occidentale. Si contano, al momento, 32 morti, ma diverse decine sono i feriti. Secondo quanto riferito dall’Osservatorio Siriano sui Diritti Umani, i raid sono stati effettuati da aerei da guerra russi con il via libera del regime di Damasco, suo alleato.

Si tratta del massacro più grave compiuto nell’area da quando sono aumentate le violenze, alla fine di aprile. Maarat al-Numan è una città altamente popolata, situata a sud della provincia di Idlib, l’ultima roccaforte dei ribelli siriani nel Nord-Ovest del Paese. Mercati e aree residenziali sono stati spesso presi di mira durante la campagna russo-siriana. Gli assalti alle aree civili hanno provocato, da fine aprile ad oggi, circa 682 vittime. Sull’altro fronte, invece, si calcola che le incursioni dei ribelli ai danni delle aree poste sotto il controllo governativo abbiano causato la morte di 53 civili, nello stesso periodo di tempo. In totale, sono circa 1.500 i combattenti che, da ambo le parti, sono morti nel lasso temporale considerato.

Il Ministero della Difesa russo ha negato che siano stati i suoi aerei ad effettuare gli attacchi di lunedì, affermando che non era stata decisa nessuna missione a Idlib. Le accuse di coinvolgimento russo sono “un falso”, dice una dichiarazione del Ministero di Mosca. I media di stato siriani, da parte loro, riferiscono che numerose persone sarebbero state ferite dai proiettili dei ribelli lunedì a Idlib.

L’offensiva russo-siriana finora non è riuscita a penetrare in modo significativo nei territori ribelli delle province di Hama e Idlib, dove i combattenti stanno opponendo una feroce resistenza per proteggere gli ultimi baluardi rimasti.

L’organizzazione umanitaria Human Rights Watch ha affermato, il mese scorso, che lo schieramento russo-siriano ha utilizzato, nelle sue operazioni, “armi vietate a livello internazionale e altre armi indiscriminate negli attacchi illegali contro i civili”. La Russia e l’esercito di Damasco negano le accuse e dichiarano che le loro offensive sono finalizzate ad eliminare i militanti islamici ispirati all’Isis o ad Al Qaeda.

L’intensificazione dei raid aerei era iniziata da venerdì 12 luglio, quando i velivoli russi avevano bersagliato alcune città in mano ai ribelli nella regione di Idlib e Hama, nel quadro di un ampliamento dell’offensiva del regime di Damasco, supportato militarmente da Mosca, contro i dissidenti siriani. I raid via cielo avevano già causato la morte di 3 persone a Idlib e altre 3 a Maarat al-Numan. Altre 9 persone erano invece rimaste uccise negli attacchi aerei nel resto dell’enclave ribelle. Sabato 13 luglio, decine di persone sono rimaste uccise  negli attacchi delle forze russe e siriane indirizzati contro Khan Shaykhoun e altre cittadine della provincia di Idlib.

Nell’autunno 2018, Damasco sembrava voler dare inizio ad un’avanzata verso tale zona, ma la sua campagna è stata frenata dall’accordo raggiunto tra Ankara e Mosca il 17 settembre. In tale data, Turchia, Russia, Iran e Siria, a Sochi, avevano raggiunto un’intesa, con l’obiettivo di scongiurare un massiccio assalto del regime a Idlib e nelle province vicine, dove si erano raggruppati i gruppi ribelli che erano stati sconfitti e i civili evacuati dalle altre città. Con tale accordo era stata istituita un’area di 15 – 20 km in cui queste persone, insieme alle proprie famiglie e ad altri civili scappati da diverse zone di conflitto, potessero considerarsi al sicuro rispetto agli attacchi del regime. Questa zona è rimasta l’unica non ancora sotto il pieno controllo del regime siriano. Dopo mesi di relativa calma, le forze del regime hanno intensificato i bombardamenti, coadiuvati successivamente da aerei russi.

La guerra civile è scoppiata nel Paese il 15 marzo 2011 ed è tuttora in corso. La Turchia è sostenitrice dei ribelli, dissidenti del regime. Nell’area Nord- occidentale della Siria vivono circa 3 milioni di persone ma la metà è stata costretta a rifugiarsi in altre zone della Siria, in seguito alle ripetute offensive del presidente siriano.

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Chiara Gentili

di Redazione

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