Regno Unito: 250 nuovi soldati in Mali

Pubblicato il 22 luglio 2019 alle 17:36 in Mali UK

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Il Regno Unito ha comunicato che invierà 250 nuovi soldati in Mali nel 2020 per fornire supporto a quella che, secondo quanto riportato da Reuters, è la missione delle Nazioni Unite all’estero con il più alto tasso di morti.

Secondo le ultime stime, dal 2013, anno di inizio della missione dell’ONU (MINUSMA), al febbraio 2019, 177 soldati delle Nazioni Unite sono morti in Mali, una delle “regioni più povere e più fragili al mondo”, ha commentato il ministro alla Difesa, Penny Mordaunt.

Per tale ragione, ha aggiunto il ministro, “è opportuno che il Regno Unito fornisca supporto ad uno dei popoli più vulnerabili al mondo e che al tempo stesso dia priorità ai suoi sforzi in termini umanitari e di sicurezza nella regione del Sahel”.  Da qui, la decisione di far “collaborare il personale britannico con i suoi partner attivi nella regione, al fine di promuovere la pace, combattendo la minaccia della violenza estremista e proteggendo i diritti umani in Mali”.

I 250 soldati faranno base nella città di Gao, nel Nord del Paese, colpita da episodi di estremismo, per rispondere alla necessità delle Nazioni Unite. I militari si tratterranno in Mali “inizialmente per 3 anni, con funzioni di ricognizione a lungo raggio, per fornire maggiore consapevolezza delle possibili minacce e contribuendo al tempo stesso alla sicurezza dei civili”.

Stando alle dichiarazioni del ministero della Difesa, anche altri Stati contribuiranno all’invio di nuove truppe in Mali per fornire supporto alla missione delle Nazioni Unite, al fine di evitare che “il conflitto si espanda negli Stati vicini”, “contrastando la crescente instabilità della regione, così come i suoi effetti sulla costa dell’Africa occidentale e la minaccia che ne deriva per l’Europa meridionale”.

Il Regno Unito, ha reso noto il Ministero della Difesa, ha circa 600 soldati impegnati nelle operazioni di pace all’estero ed è il sesto Paese contributore alle operazioni di peacekeeping dell’ONU. Lo Stato britannico è, inoltre, a capo della missione ONU a Cipro. Nel 2020, i soldati inglesi rientreranno nel Paese dopo una missione di 4 anni in Sud Sudan.

Il Mali è un Paese dell’Africa occidentale che è teatro di scontri tra gruppi armati. La sicurezza dello Stato è peggiorata da quando, nel 2013, le forze francesi locali hanno respinto i ribelli islamisti e i Tuareg dai territori a Nord del Mali che erano stati occupati nel corso dell’anno precedente. Da allora, si verificano periodicamente attacchi. Inizialmente le azioni terroristiche erano concentrate nel deserto del Nord ma, nel corso del tempo, si sono estese anche nel centro e nel Sud del Paese. 

Il Mali è anche teatro di scontri etnici che, nel corso degli anni passati, hanno causato la morte di migliaia di persone. I principali scontri coinvolgono i cacciatori di etnia dogon ed i mandriani fulani. I primi sono una popolazione africana che conta circa 240.000 individui e vive prevalentemente a Sud del fiume Niger. I fulani, invece, sono un’etnia nomade dell’Africa occidentale, dedita alla pastorizia e al commercio. Sono diffusi dalla Mauritania al Camerun e contano complessivamente fra i 6 e i 19 milioni di persone. 

Parallelamente, il Mali è colpito da gruppi estremisti violenti come al-Qaeda nel Magreb islamico (AQIM), al-Murabitoun (AMB), il Movement for Unity and Jihad in West Africa (MUJAO), il Macina Liberation Front e Ansar al-Dine (AAD). Per tale ragione, a giugno 2016, il Mali ha elaborato la sua prima strategia nazionale per la prevenzione della radicalizzazione. Il Ministero degli Affari Esteri è responsabile della coordinazione e del monitoraggio di tale strategia. Il Ministero degli Affari Religiosi, invece, si occupa di collaborare con l’High Islamic Council e altri organi religiosi per promuovere l’Islam moderato e mantenere lo Stato secolare. Tuttavia, l’assenza del controllo da parte del governo centrale nel nord del Paese rende vani tutti gli sforzi per combattere tali fenomeni.

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Jasmine Ceremigna

di Redazione

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