Palestina: Israele abbatte 70 abitazioni

Pubblicato il 22 luglio 2019 alle 9:07 in Israele Palestina

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Le forze israeliane hanno iniziato a demolire alcuni edifici situati nel quartiere di Wadi al-Homs, nella municipalità di Sur Baher, situata nel Sud di Gerusalemme. L’operazione è stata condotta per mezzo di esplosivi posti all’interno delle abitazioni palestinesi.

Secondo quanto dichiarato dal corrispondente di Al-Jazeera, le autorità israeliane hanno emesso l’ordine di demolire gli edifici, in quanto questi sono situati nella zona di sicurezza vicino al muro israeliano, che divide Gerusalemme dalla Cisgiordania occupata.

Dall’altro lato, i palestinesi accusano Israele di usare la sicurezza come un pretesto per costringerli a lasciare l’area. Tale operazione farebbe parte dei continui tentativi da parte israeliana di espandere i propri insediamenti ed aprire strade e canali di comunicazione tra le diverse aree occupate. La Palestina sostiene altresì che la maggior parte degli edifici si trovano in aree sotto il controllo civile dell’Autorità Palestinese, secondo quanto stabilito dagli Accordi di Oslo.

Questi ultimi sono una serie di patti conclusi tra Israele e l’Organizzazione per la Liberazione della Palestina tra il 1993 e il 1995, che hanno dato inizio al processo di Oslo, volto a raggiungere un trattato di pace tra le due parti. Tali patti hanno portato al riconoscimento reciproco tra lo Stato di Israele e l’Organizzazione per la Liberazione della Palestina, come legittima rappresentante del popolo palestinese. In tale occasione, erano stati discussi altresì i confini di Israele e della Palestina, gli insediamenti israeliani e lo status di Gerusalemme.

Il mese scorso, i residenti palestinesi avevano ricevuto un preavviso dalle autorità israeliane, in cui si avvertiva che entro 30 giorni sarebbero partite le operazioni di demolizione. Secondo l’Ufficio delle Nazioni Unite per il Coordinamento degli Affari Umanitari (OCHA), la decisione israeliana comprende 10 edifici con 70 appartamenti, alcuni dei quali ancora in costruzione, e causerà lo sfollamento di almeno 17 persone, oltre ad avere un impatto su altre 350. La scorsa settimana, i funzionari palestinesi hanno esortato i diplomatici europei a prendere misure per impedire a Israele di proseguire con le operazioni di demolizione delle case palestinesi a Gerusalemme. Il mese scorso, la Corte Suprema israeliana ha respinto una petizione presentata da residenti palestinesi, in cui si chiedeva la cancellazione dell’ordine di demolizione militare.

I palestinesi reclamano la liberazione della Cisgiordania, di Gerusalemme Est e della Striscia di Gaza, territori occupati da Israele nella guerra del 1967, per la costituzione di uno Stato indipendente. Superando le politiche pianificate dai suoi predecessori, l’amministrazione Trump si è rifiutata di approvare una soluzione che preveda due Stati per risolvere il conflitto tra Israele e palestinesi. Questi ultimi hanno chiuso i loro legami con la Casa Bianca dopo che il presidente statunitense ha dichiarato di riconoscere Gerusalemme capitale di Israele, nel dicembre 2017, e di trasferire la propria ambasciata in questa città. Gli Stati Uniti hanno altresì tagliato aiuti ai palestinesi equivalenti a centinaia di milioni di dollari e hanno ordinato la chiusura dell’ufficio diplomatico palestinese insediato a Washington.

 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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