Negoziati Sánchez-Iglesias: la Spagna verso un governo di coalizione

Pubblicato il 22 luglio 2019 alle 9:19 in Europa Spagna

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Il Partito socialista e Podemos stanno negoziando dalla scorsa domenica 21 luglio la formazione di un governo in Spagna, dopo la rinuncia del leader della formazione di sinistra radicale a essere ministro. Il premier Pedro Sánchez e Pablo Iglesias devono concordare un governo e un programma in quattro giorni, prima del voto delle Cortes, previsto per giovedì 25. Tutti sanno che il patto di coalizione, respinto per mesi dai socialisti, ora è essenziale, dopo il ritiro del “principale ostacolo”, e cioè la richiesta di un ministero per Iglesias. Il tempo, tuttavia, stringe, l’inaugurazione della sessione di investitura è prevista per oggi, lunedì 22 luglio, e il voto finale dovrebbe tenersi giovedì 25. Ancora nessun capitolo dell’accordo può dirsi chiuso e il primo giorno c’erano stati solo contatti telefonici tra Sánchez e Iglesias e tra la vicepremier Carmen Calvo e Pablo Echenique, numero due di Podemos.

Calvo, Adriana Lastra e il ministro María Jesús Montero negoziano a nome del PSOE, mentre per Podemos ci sono Pablo Echenique e Irene Montero. Calvo ha espresso una visione molto positiva dei negoziati e ha insistito sul fatto che i colloqui telefonici si sono svolti “in buone condizioni”.

Secondo fonti del governo spagnolo, il presidente Sánchez è stato colto di sorpresa da Iglesias, l’annuncio del suo ritiro era inatteso dalla Moncloa e dal Partito socialista. Tuttavia pochi minuti prima di rendere pubblica la sua rinuncia ad essere ministro Iglesias ha mandato un messaggio a Sánchez. I due, secondo fonti della Moncloa, non hanno parlato direttamente.

Il presidente uscente, vincitore delle elezioni del 28 aprile ma ben lontano dalla maggioranza assoluta, deve sperare di ottenere, oltre al voto favorevole di Podemos, che è riuscito a imporre la presenza di suoi ministri nell’esecutivo, il voto favorevole o almeno l’astensione di formazioni nazionaliste locali, regionaliste o indipendentiste catalane e basche. Finora sembrano assicurati solo i voti della sinistra radicale valenciana di Compromís e quello dei regionalisti della Cantabria. Il voto favorevole di Sinistra Repubblicana di Catalogna sarebbe decisivo.

In caso di astensione dei repubblicani catalani, Sánchez sarebbe comunque eletto premier in seconda votazione, quando non è necessaria la maggioranza assoluta, ma basta avere più voti a favore che contro. Scontata l’opposizione di Popolari, liberali, destra radicale e regionalisti della Navarra e delle Canarie.

Se i negoziati andassero a buon fine, quello di Sánchez sarebbe il primo governo di coalizione della storia spagnola sin dal ritorno alla democrazia nel 1977 a oggi.

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Italo Cosentino, interprete di spagnolo

di Redazione

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