Libia: Haftar dichiara “l’ora zero”

Pubblicato il 22 luglio 2019 alle 15:24 in Africa Libia

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Le forze dell’Esercito Nazionale Libico (LNA), guidate dal generale Khalifa Haftar, hanno continuato a sferrare attacchi violenti nella giornata del 22 luglio. Gli obiettivi sono le postazioni delle forze del governo di Tripoli situate ad Ain Zara, Al-Khala e Wadi Al-Rabie, distretti situati nel Sud della capitale Tripoli.

Dopo una tregua di circa una settimana, le forze dell’LNA sono ritornate a colpire la capitale libica. I media hanno riportato che l’attacco è iniziato dopo che, sulle pagine dei social network appartenenti ad Haftar, è stata pubblicata una registrazione vocale del capo della sala operativa, il generale Saleh Abouda, in cui venivano impartite istruzioni per prendere d’assalto Tripoli e veniva dichiarata la cosiddetta “ora zero”, ovvero l’inizio dell’offensiva.

Anche il centro media della Brigata 73, legata all’esercito di Haftar, ha affermato che le proprie forze hanno continuato ad avanzare sugli assi di combattimento verso Tripoli, sin dalle prime ore del mattino. Anche nel loro caso, la direzione è verso Ain Zara e Wadi al-Rabie, dove le diverse unità militari presenti sono state attaccate anche per via aerea.

Un corrispondente di Al-Jazeera ha riferito che, al momento la situazione di Tripoli è ancora sotto controllo e non ci sono scontri nelle strade. Tuttavia, i cittadini stanno facendo scorte di cibo e merci, alla luce del sovraffollamento alle stazioni di rifornimento.

A sua volta, un membro del Consiglio supremo di Stato, Qasim Dabbaz, ha rivelato che Haftar intende intensificare la sua offensiva verso Tripoli, ricorrendo altresì a mezzi aerei moderni per attaccare nuove strutture civili. Qasim ha fatto altresì riferimento al coinvolgimento di Libia, Francia ed Emirati, considerandolo ormai “chiaro”. Si tratta di una partecipazione sia a livello militare sia politico e che ha altresì impedito alla Lega Araba di incontrarsi.

Lo scorso 20 luglio, il Consiglio del governo di Tripoli ha messo in guardia dalla nuova escalation militare contro Tripoli. In un comunicato, è stato affermato che le forze dell’LNA sono pronte ad agire e a lanciare attacchi aerei contro le strutture civili della capitale, tra cui l’aeroporto internazionale di Mitiga. Tuttavia, anche il governo di Tripoli si è detto pronto ad affrontare le forze di Haftar e a respingere qualsiasi nuova offensiva.

Il Consiglio ha, inoltre, invitato la missione delle Nazioni Unite e la comunità internazionale a farsi carico della responsabilità degli attacchi condotti contro i civili e a mobilitarsi per porre fine a tali operazioni violente che causano lo spargimento di sangue, la distruzione di infrastrutture civili, una guerra continua e la sofferenza dei cittadini.

La Libia vive in una situazione di grave instabilità dal 15 febbraio 2011, data che ha segnato l’inizio della rivoluzione e della guerra civile. Nel mese di ottobre dello stesso anno, il Paese nordafricano ha poi assistito alla caduta del regime del dittatore Muammar Gheddafi, ma da allora non è mai riuscito a raggiungere una transizione democratica e vede tuttora la presenza di due schieramenti. Da un lato, il governo di Tripoli, nato con gli accordi di Skhirat del 17 dicembre 2015, guidato da Fayez al-Serraj e riconosciuto dall’Onu. Dall’altro lato, il governo di Tobruk, con il generale Khalifa Haftar, a capo dell’Esercito Nazionale Libico (LNA). Il governo di Tobruk riceve il sostegno di Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Egitto, Russia e Francia. In particolare, Al Cairo, Riad ed Abu Dhabi sostengono militarmente ed economicamente le forze dell’esercito di Haftar. Il Qatar e la Turchia appoggiano, invece, il governo riconosciuto a livello internazionale.

Haftar, il 4 aprile, dopo aver conquistato il Sud del Paese, ha sferrato un attacco contro Tripoli, avviando un’offensiva che è ancora in corso. Da parte sua, Tripoli ha risposto con l’operazione “Vulcano di rabbia”, che ha avuto inizio il 7 aprile e che mira ad “eliminare da tutte le città libiche gli aggressori e le forze illegittime”, oltre a difendere la capitale dall’avanzata dell’LNA. Gli scontri, secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), hanno causato la morte di 653 persone, tra cui 41 civili e 3547 feriti, tra cui 126 civili, oltre a circa 94.000 sfollati. 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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