Iran: smantellata rete di spionaggio, alcuni funzionari condannati a morte

Pubblicato il 22 luglio 2019 alle 14:32 in Iran USA e Canada

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Il ministero della Sicurezza iraniano ha annunciato, il 22 luglio, di aver scoperto e smantellato una rete di spionaggio che collaborava con la CIA, attiva in centri vitali del settore pubblico e privato. Le spie arrestate sono 17, ed alcune sono state condannate a morte, con l’accusa di essere state “spoiler sul posto”.

Tali spie lavoravano in centri del settore privato in ambito economico, nucleare, infrastrutturale, militare ed informatico, in cui raccoglievano informazioni riservate da consegnare alla CIA.  Il direttore generale del dipartimento di lotta allo spionaggio del Ministero della sicurezza iraniano, durante una conferenza stampa tenutasi a Teheran, ha dichiarato che tutte le spie scoperte sono state sottoposte ad un processo in tribunale ed alcune sono state condannate alla pena di porte.

Il ministero ha anche confermato che la CIA ha precedentemente istruito i membri della rete sulle forme di comunicazione sicura dall’interno dell’Iran verso l’esterno, attraverso l’utilizzo di dispositivi specifici. L’Iran ha, tuttavia, promesso di infliggere un secondo colpo alla CIA americana, dopo che Teheran aveva annunciato lo smantellamento di una rete di spionaggio elettronico lo scorso anno.

Inoltre, il Ministero della sicurezza iraniano ha messo in guardia i Paesi europei ed asiatici circa la loro cooperazione con l’intelligence americana per spiare l’Iran. In particolare, è stato affermato che membri dell’intelligence americana si sono messi in contatto con le proprie fonti iraniane anche dall’interno dei Paesi europei e asiatici, con la consapevolezza da parte di questi ultimi.

Tale episodio si aggiunge allo scenario di crescenti tensioni dell’ultimo periodo tra Iran e Stati Uniti. A tal proposito, il ministro degli Esteri iraniano, Mohammad Jawad Zarif, ha invitato tutte le parti coinvolte ad impegnarsi per evitare quello che ha descritto una catastrofe, e le probabilità che ciò avvenga non possono essere ignorate. Zarif ha altresì preso in considerazione le dichiarazioni del presidente della Casa Bianca, Donald Trump, circa il suo non volere una guerra. Il ministro iraniano ha creduto in tali dichiarazioni, affermando che il presidente statunitense in sé non desidera una guerra con l’Iran né cambiarne il regime, ma è il suo entourage a volere sovvertirlo.

Zarif ha poi evidenziato che Teheran non ha abbandonato il tavolo dei negoziati, ma non negozierà sul programma missilistico ed ha promesso che il suo Paese continuerà a vendere petrolio, in quanto il mercato energetico globale non può sopravvivere senza.

A partire dall’8 maggio 2018, data in cui il presidente americano, Donald Trump, ha deciso di ritirarsi dall’accordo sul nucleare, il Joint Comprehensive Plan of Action (JCPOA), le relazioni bilaterali tra Iran e Stati Uniti sono peggiorate, a causa della re-imposizione delle sanzioni contro Teheran. Ad un anno di distanza dall’uscita dal patto, l’8 maggio 2019, Washington ha schierato la portaerei Abraham Lincoln e una task force di cacciabombardieri nei mari del Medio Oriente, con il fine di dimostrare la propria forza nel caso di eventuali attacchi dalla controparte iraniana. Teheran, per tutta risposta, ha dichiarato di non voler più rispettare le limitazioni sull’arricchimento dell’uranio e ha descritto la presenza americana un bersaglio da colpire.

Le tensioni nel Golfo sono state ulteriormente alimentate nelle ultime settimane. Il 19 luglio, il Regno Unito ha reso noto che l’Iran ha confiscato 2 petroliere britanniche nel Golfo e ha intimato a Teheran di restituirle immediatamente o di affrontare le conseguenze di tale mossa.  L’11 luglio scorso, un portavoce del governo britannico ha riportato che tre navi iraniane hanno cercato di ostacolare la nave britannica Heritage, situata nello Stretto di Hormuz. Il portavoce inglese ha definito le operazioni da parte iraniana “contrarie al diritto internazionale” mentre le Guardie della Rivoluzione islamica hanno smentito le accuse dei media occidentali sul sequestro di tale nave da parte dell’Iran.

Per giorni, invece, non si sono avute tracce di una petroliera che, partita dagli Emirati Arabi Uniti (UAE), si era diretta verso lo Stretto di Hormuz e aveva raggiunto le acque iraniane. La nave, dal nome Riah, batteva bandiera panamense e le ultime informazioni sulla propria posizione risalgono al 14 luglio. Sembra, tuttavia, che questa sia stata intercettata successivamente nelle acque iraniane e che fosse stata accolta da Teheran per operazioni di manutenzione.

Il 4 luglio scorso, la petroliera iraniana Grace 1 è stata bloccata dalla polizia locale e dall’agenzia doganale di Gibilterra, sostenute da un distaccamento della Marina britannica. In una dichiarazione, il governo locale aveva dichiarato di avere ragionevoli motivi per credere che la nave stesse trasportando un carico di petrolio greggio verso la raffineria di Banyas, in Siria. L’accusa è di aver violato, con il trasferimento di petrolio in Siria, le sanzioni imposte dall’Unione Europea.

Il Regno Unito non ha introdotto alcuna politica contro l’Iran ma Teheran considera la mossa britannica un tentativo di sostegno al presidente della Casa Bianca, Donald Trump. Quest’ultimo, il 2 maggio, ha annunciato che gli Stati Uniti non avrebbero più concesso esenzioni dalle sanzioni agli ultimi 8 compratori di petrolio rimasti alla Repubblica Islamica, con l’aspettativa che le esportazioni iraniane si sarebbero ridotte a zero nel breve periodo.

 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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