Stati Uniti: Pompeo in Messico per discutere immigrazione e dazi

Pubblicato il 21 luglio 2019 alle 17:11 in Messico USA e Canada

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Il segretario di Stato americano, Mike Pompeo, incontrerà il ministro degli Esteri del Messico, Marcelo Ebrard, domenica 21 luglio, per discutere questioni commerciali e la questione dell’immigrazione, alla vigilia della scadenza di un accordo bilaterale con cui Washington aveva rimosso dazi doganali su prodotti messicani.

L’incontro tra Pompeo e Ebrard è iniziato alle 10.30 di domenica mattina a Città del Messico, il giorno prima di una nuova deadline in materia di accordi bilaterali sull’immigrazione. Il 22 luglio era il termine entro il quale il Messico avrebbe dovuto ridurre il flusso di immigrazione verso gli Stati Uniti, i quali, a partire da tale data, avrebbero deliberato sul livello di soddisfazione dell’impegno messicano, perdurato in totale 45 giorni. Tutto ciò era stato delineato quando il 10 giugno, dopo otto giorni di tensioni, gli Stati Uniti e il Messico avevano raggiunto un accordo in materia di migrazione. Tale intesa aveva sospeso l’applicazione dei dazi sui prodotti messicani con la quale l’Amministrazione Trump aveva minacciato Città del Messico e che sarebbero altrimenti entrati in vigore nella medesima giornata.

A seguito dell’accordo, il Messico si è impegnato a registrare e controllare gli ingressi ai confini, così come a dislocare la Guardia Nazionale in tutto il paese e in particolare al confine meridionale per tenere l’immigrazione sotto controllo. Il Messico ha d’altro canto evitato finora lo status formale di “terzo Paese sicuro”, per cui non è obbligato a mantenere sul suo territorio tutti i migranti mentre le autorità statunitensi valutano le richieste, ma nei fatti svolgerà questo ruolo almeno fino alla fine dell’emergenza migratoria.

I legislatori americani stanno, nel frattempo, considerando l’ipotesi di un accordo commerciale regionale che sostituisca l’attuale North American Free Trade Agreement (NAFTA). Se Washington reputa che Città del Messico non abbia fatto abbastanza per arginare il fenomeno migratorio, i due Paesi inizieranno le trattative per cambiare la legislazione affinché la maggior parte dei richiedenti asilo faccia domanda in Messico, e non negli Stati Uniti. Giovedì 18 luglio, l’ambasciatore messicano presso Washington, Martha Barcena, aveva affermato che il suo Paese ha già detto, e ribadisce, di non essere pronto a firmare qualsivoglia intesa che renda il Messico un “terzo Paese sicuro”.

Venerdì 19 luglio, Ebrard ha affermato che la nazione ha tenuto fede al suo impegno verso gli USA, riducendo di fatto il flusso migratorio proveniente dall’America Centrale, e ha annunciato che il numero di migranti che raggiungono i confini meridionali degli Stati Uniti è calato di circa un terzo, attestandosi a 100.000 persone nel mese di giugno 2019. L’ultima parola, però, spetterà all’amministrazione Trump.

In tal senso il presidente statunitense, lunedì 1 luglio, aveva annunciato che la minaccia di imporre tariffe al Messico come punizione per non opporsi all’ondata migratoria non è più sul tavolo. “Penso che il presidente Andrés Manuel López Obrador stia facendo un ottimo lavoro”, aveva commentato il leader repubblicano dopo aver firmato un pacchetto di aiuti da 4,6 miliardi di dollari approvato dal Congresso per sostenere il governo federale a gestire l’aumento degli immigrati centroamericani al confine tra Stati Uniti e Messico.

 

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Consultazione delle fonti inglesi e redazione a cura di Claudia Castellani

di Redazione

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