Libia: raid con drone a Tripoli, morti 7 uomini di Haftar

Pubblicato il 21 luglio 2019 alle 18:59 in Africa Libia

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Almeno 7 combattenti dell’Esercito Nazionale Libico (LNA), leali alle forze del generale Khalifa Haftar, sono rimasti uccisi nella notte in un attacco con drone a sud di Tripoli.

La notizia è stata divulgata da una fonte militare locale nella giornata di domenica 21 luglio. L’attacco è avvenuto nella notte di sabato 20 luglio a Ain Zara, distretto meridionale della capitale libica, Tripoli, e il drone, prima di essere abbattuto dalle forze dell’Esercito Nazionale Libico, ha causato la morte di 7 militari.

Tra gli ultimi eventi verificatisi nel Paese, il 16 luglio un bombardamento aereo a opera delle forze dell’LNA e ai danni di un ospedale civile della provincia di Al-Sawani, a sud della capitale, aveva causato 3 morti e decine di feriti tra le fila delle forze del governo di Tripoli. Prima ancora, il 2 luglio, un attacco aereo aveva colpito un centro di detenzione per i migranti in Libia, causando la morte di 44 persone, tra cui 6 bambini. In una dichiarazione, il governo di Tripoli aveva accusato l’Esercito Nazionale Libico ma, interrogati sulla questione, i portavoce dell’LNA non avevano risposto all’accusa.  Successivamente, l’LNA aveva sferrato, il 9 luglio, un attacco aereo per mezzo di raid contro le postazioni delle milizie del governo di Tripoli nelle città di Gharyan, con l’obiettivo di riprendere il controllo dell’area a Sud-Ovest della capitale.

La Libia vive in una situazione di grave instabilità dal 15 febbraio 2011, data che ha segnato l’inizio della rivoluzione e della guerra civile. Nel mese di ottobre dello stesso anno, il Paese nordafricano ha poi assistito alla caduta del regime del dittatore Muammar Gheddafi, ma da allora non è mai riuscito a raggiungere una transizione democratica e vede tuttora la presenza di due schieramenti. Da un lato, il governo di Tripoli, nato con gli accordi di Skhirat del 17 dicembre 2015, guidato da Fayez al-Serraj e riconosciuto dall’Onu. Dall’altro lato, il governo di Tobruk, con il generale Khalifa Haftar, a capo dell’Esercito Nazionale Libico (LNA). Il governo di Tobruk riceve il sostegno di Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Egitto, Russia e Francia. In particolare, Al Cairo, Riad ed Abu Dhabi sostengono militarmente ed economicamente le forze dell’esercito di Haftar. Il Qatar e la Turchia appoggiano, invece, il governo riconosciuto a livello internazionale.

Haftar, il 4 aprile, dopo aver conquistato il Sud del Paese, ha sferrato un attacco contro Tripoli, avviando un’offensiva che è ancora in corso. Da parte sua, Tripoli ha risposto con l’operazione “Vulcano di rabbia”, che ha avuto inizio il 7 aprile e che mira ad “eliminare da tutte le città libiche gli aggressori e le forze illegittime”, oltre a difendere la capitale dall’avanzata dell’LNA. Gli scontri, secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), hanno causato la morte di 653 persone, tra cui 41 civili e 3547 feriti, tra cui 126 civili, oltre a circa 94.000 sfollati.

 

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Consultazione delle fonti inglesi e redazione a cura di Claudia Castellani

di Redazione

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