Iran: “l’equipaggio della petroliera UK è al sicuro”

Pubblicato il 21 luglio 2019 alle 11:03 in Iran UK

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L’intero equipaggio della petroliera britannica Stena Impero, confiscata dall’Iran, è al sicuro, ha reso noto Teheran, domenica 21 luglio; nel medesimo giorno, l’Oman ha intimato al Paese di rilasciare l’imbarcazione.

“Tutti i 23 membri dell’equipaggio a bordo sulla nave sono al sicuro e in buone condizioni di salute nel porto di Bandar Abbas”, ha reso noto, in onda sul canale televisivo nazionale, Allahmorad Afifipour, il quale presiede l’Organizzazione dei Porti e Marittima dell’Iran nella provincia di Hormozgan.

La Gran Bretagna ha denunciato la confisca della petroliera da parte di Teheran come un “atto ostile”, respingendo la spiegazione fornita dal Paese mediorientale in merito all’incidente. Inoltre, secondo quanto riportato dal Daily Telegraph inglese, Londra starebbe progettando di rispondere a tale mossa iraniana attraverso l’imposizione di sanzioni. Sabato 20 luglio, la Stena Bulk, impresa proprietaria dell’imbarcazione con base in Svezia, ha reso noto di aver preparato una richiesta formale per visitare i membri dell’equipaggio, i quali provengono da India, Latvia, Filippine e Russia. La Stena ha precisato che Teheran non avrebbe accordato la visita senza prima tale permesso ufficiale.  

Domenica 21 luglio, anche l’Oman ha intimato all’Iran di rilasciare la nave, esortando tutte le parti a “praticare moderazione e risolvere le controversie diplomaticamente”. La notizia è stata riportata su Twitter dall’emittente statale Oman TV News, e nel messaggio si legge: “Il Sultanato esorta a non esporre questa regione a rischi che minino la libertà di navigazione”.

La Stena Impero era stata confiscata dal Corpo delle Guardie della Rivoluzione di Teheran, nella giornata di venerdì 19 luglio, su richiesta delle autorità marittime nazionali. Il motivo della confisca sarebbe stata la mancata aderenza alle leggi marittime internazionali. La Stena Impero si stava dirigendo verso un porto dell’Arabia Saudita, quando ha improvvisamente cambiato rotta, subito dopo aver superato lo Stretto di Hormuz, nella bocca del Golfo.

Le tensioni sono andate crescendo dal 4 luglio scorso, quando la petroliera iraniana Grace 1 era stata bloccata dalla polizia locale e dall’agenzia doganale di Gibilterra, sostenute da un distaccamento della Marina britannica. In una dichiarazione, il governo locale aveva dichiarato di avere ragionevoli motivi per credere che la nave stesse trasportando un carico di petrolio greggio verso la raffineria di Banyas, in Siria. L’accusa è quella di aver violato, con il trasferimento di petrolio in Siria, le sanzioni imposte dall’Unione Europea. In tale quadro ,l’11 luglio scorso, un portavoce del governo britannico ha riportato che tre navi iraniane hanno cercato di ostacolare la nave britannica Heritage, situata nello Stretto di Hormuz.

Le relazioni tra il Regno Unito e l’Iran si erano già inasprite negli ultimi tempi. Ciò è accaduto soprattutto in seguito alle affermazioni da parte britannica, secondo cui l’Iran è tra i responsabili dell’attacco del 13 giugno a due petroliere situate nel Golfo di Oman. Inoltre, il governo britannico sta facendo pressioni sull’Iran per il rilascio di una madre iraniana-britannica, Nazanin Zaghari-Ratcliffe, in carcere dal 2016 con l’accusa di spionaggio. Accuse, queste, negate.

La regione del Golfo e lo stretto di Hormuz rappresentano un punto di passaggio principale per il trasporto di petrolio, per questo ci si aspetta a breve che la questione della sicurezza marittima ritornerà sul tavolo negoziale a livello internazionale.

Tali eventi si inseriscono in un quadro di tensioni crescenti tra l’Iran ed altri Paesi del mondo occidentale, Stati Uniti in primis. Il Regno Unito non ha introdotto alcuna politica contro l’Iran ma Teheran considera la mossa britannica un tentativo di sostegno al presidente della Casa Bianca, Donald Trump. Quest’ultimo, il 2 maggio, aveva annunciato che gli Stati Uniti non avrebbero più concesso esenzioni dalle sanzioni agli ultimi 8 compratori di petrolio rimasti alla Repubblica Islamica, con l’aspettativa che le esportazioni iraniane si sarebbero ridotte a zero nel breve periodo. In risposta, l’Iran ha cominciato a violare le disposizioni dell’accordo nucleare e ha iniziato ad arricchire l’uranio oltre i limiti fissati nel 2015.

 

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Consultazione delle fonti inglesi e redazione a cura di Claudia Castellani

di Redazione

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