IOM: nuovo report sui migranti in Libia, sono oltre 640.000

Pubblicato il 21 luglio 2019 alle 6:44 in Immigrazione Libia

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

Secondo l’ultimo report prodotto dall’Organizzazione Internazionale sulle Migrazioni (IOM) in merito alla Libia, sono almeno 641.398 i migranti censiti nel Paese nordafricano nel trimestre marzo-maggio 2019. Questi provengono da oltre 39 nazioni diverse e il Paese da cui si registrano le maggiori partenze è il Niger. Seguono, subito dopo, Egitto e Ciad (entrambi al 15%), Sudan (11%) e Nigeria (9%). Se distinti per aree geografiche, si rileva che il 65% dei migranti proviene dall’Africa sub-sahariana, il 29% dal Nord Africa e il 6% da Paesi asiatici o mediorientali.

Secondo il rapporto, il 9% dei migranti sono minori, di cui il 34% non accompagnati. Il 13% sono donne. Il 20% dei migranti identificati abita nell’area di Tripoli, l’11% nella regione di Agedabia e il 9% in quella di Murzuq (nel Fezzan).

“Il conflitto armato, iniziato il 4 aprile 2019 a sud di Tripoli, ha mostrato un impatto sostanziale sulla situazione dei migranti nelle aree colpite da scontri durante il periodo di riferimento. Più specificamente, ha aumentato la vulnerabilità dei migranti presenti in queste aree, innescando movimenti di gruppi di migranti verso le aree vicine, nella Libia occidentale, e ha portato a una diminuzione delle opportunità di lavoro segnalate per i migranti”. Nel 69% dei luoghi presi in considerazione nel report, è stato accertato che la libertà di movimento dei migranti è stata influenzata negativamente dal conflitto armato in corso.

Questa situazione limita le opzioni di evacuazione dei migranti e le possibilità di movimento verso luoghi più sicuri, dunque aumenta la loro vulnerabilità. Inoltre, per i migranti che lavorano, la condizione di instabilità determinata dal conflitto, ha provocato il declino complessivo del numero di posti di lavoro disponibili, la mancanza di accesso ai mercati e quindi al cibo, la difficoltà nel raggiungere gli ospedali e in generale di esercitare il proprio diritto alla salute.  

Come riportato nell’ultimo aggiornamento flash pubblicato dal Libya’s Displacement Tracking Matrix dell’IOM, almeno 104.875 persone (circa 20.975 famiglie) sono state identificate come sfollati interni (IDP). Inoltre, il conflitto ha colpito anche i migranti e i rifugiati detenuti nei centri di detenzione, nonché quelli nelle aree urbane. A fine giugno, è stato calcolato che circa 3.819 migranti erano reclusi in centri di detenzione situati vicino a zone colpite da conflitti. Il 2 luglio, un raid aereo ha colpito il centro di Tajoura. L’incidente ha provocato la morte di almeno 53 migranti e ne ha feriti oltre 130.

Secondo quanto dichiarato dal capomissione di Medici Senza Frontiere (MSF)  per la Libia, Sam Turner, nel Paese sono presenti circa 5.849 persone detenute arbitrariamente, tra cui bambini, minori non accompagnati e donne che, talvolta, sono costrette a partorire all’interno delle strutture senza ricevere l’assistenza necessaria. “A due mesi di distanza dall’inizio del conflitto a Tripoli, non cessa l’emergenza umanitaria in Libia, dove i combattimenti hanno interessato 10.000 persone, di cui 3.000 migranti e rifugiati che sono bloccati nei centri di detenzione vicino alla linea del fronte”, ha chiarito Turner, il quale ha aggiunto che, lavorando in Libia a capo della missione di MSF, lui e il suo staff hanno potuto documentare le difficili condizioni degli stranieri. A loro avviso, tali luoghi non sono adatti per viverci, in quanto non ci sono né acqua potabile né cibo a sufficienza, accompagnati da condizioni igieniche “terribili”.

L’attacco contro Tripoli è stato sferrato il 4 aprile e l’offensiva è ancora in corso. Da parte sua, il governo della capitale, presieduto da Fayez al-Serraj, ha risposto con l’operazione “Vulcano di rabbia”, iniziata il 7 aprile e finalizzata ad “eliminare da tutte le città libiche gli aggressori e le forze illegittime”, oltre a difendere la capitale dall’avanzata dell’Esercito Nazionale Libico di Haftar (LNA). 

Scarica l’app gratuita di Sicurezza Internazionale da Apple Store o Google Play

Chiara Gentili

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.