Brexit: aumentano le possibilità di un’uscita senza accordo

Pubblicato il 21 luglio 2019 alle 6:31 in Europa UK

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Le possibilità che la Gran Bretagna lasci l’Unione Europea senza un accordo sono le più alte da ottobre 2017, con il candidato conservatore Boris Johnson che risulta il favorito nella competizione per assumere l’incarico di prossimo primo ministro inglese. Johnson, che era stato uno dei volti della campagna del 2016 a favore della Brexit, ha annunciato che è pronto ad uscire dall’UE entro il 31 ottobre anche senza un accordo. La previsione che tale evento si verifichi si è attestata al 30% nel sondaggio del 15-18 luglio 2019, mentre stava al 25% nel mese di giugno e al 15% in quello di maggio.

“Le probabilità di una premiership di Boris Johnson e la retorica che è emersa durante la sua campagna suggeriscono che questo risultato è più probabile di quanto credessimo in precedenza”, ha detto Peter Dixon, economista finanziario presso Commerzbank. Oltretutto, con Jeremy Hunt, rivale di Johnson per la nomina di primo ministro, desideroso di mostrare anch’egli le sue credenziali come duro Brexiteer, la sterlina è precipitata a livelli minimi questa settimana, i più bassi in oltre due anni, dal momento che gli investitori valutano il rischio crescente di un’uscita dall’UE disordinata e senza regole.

Secondo le analisi economiche effettuate nell’ultimo periodo, sembra dunque che l’opzione più estrema, ovvero quella di abbandonare l’Unione senza un accordo e di commerciare secondo le regole dell’Organizzazione mondiale del commercio, sia quella più verosimile per come si sta evolvendo lo scenario politico. Nonostante queste previsioni, diversi economisti sostengono ancora che l’ipotesi di un accordo di libero scambio tra le due parti, come quello che hanno da fine 2016, sia sempre sul banco delle trattative. La terza opzione, tra quelle più probabili, potrebbe essere un’alternativa di compromesso in cui la Gran Bretagna rimane membro dell’Area economica europea, versando la propria quota nel bilancio dell’UE per mantenere l’accesso al mercato unico ma senza avere voce in capitolo sulla politica. Infine, la quarta ipotesi, resterebbe sempre quella di un annullamento della Brexit.

Con l’aumento delle probabilità di una hard Brexit, è aumentata anche la possibilità di una recessione, votata al 30% nel prossimo anno e al 35% per i prossimi due, contro, rispettivamente, il 25 e il 30% previsto dalle valutazioni di giugno. Le previsioni di crescita sono rimaste modeste, con l’economia che dovrebbe espandersi dello 0,3-0,4% per trimestre fino alla fine dell’anno prossimo. Tali percentuali sono rimaste invariate, quindi ciò che è cambiato sono le aspettative su ciò che la Banca d’Inghilterra farà con i tassi di interesse. Al momento, non è previsto alcun cambiamento del tasso bancario, che è rimasto allo 0,75% per quasi un anno. Il sondaggio di giugno, tuttavia, sembra prevedere un aumento di 25 punti base nel terzo trimestre del prossimo anno.

Johnson, tuttavia, sta preparando un piano di emergenza in caso di uscita dall’Unione Europea senza un accordo. Secondo quanto riportato dall’agenzia di stampa Reuters, tale piano includerà tagli fiscali aggressivi, una revisione dell’imposta di bollo e una forte deregolamentazione. Johnson, 55 anni, si è presentato come l’unico candidato in grado di attuare la Brexit, ma dovrà affrontare le minacce elettorali rappresentate dal Partito di Nigel Farage e da quello laburista, guidato dal socialista Jeremy Corbyn. Da parte sua, Johnson ha riferito di voler implementare una serie di misure affinchè l’economia britannica “vada a gonfie vele”. Di conseguenza, la legge di bilancio potrebbe essere anticipata al mese di settembre, invece che essere presentata a novembre, in modo da avviare le riforme necessarie il prima possibile.

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Chiara Gentili

di Redazione

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