Bahrein: ex membro di Al Qaeda rivela di essere stato reclutato dal governo

Pubblicato il 21 luglio 2019 alle 6:04 in Bahrein Medio Oriente

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Un’esclusiva del quotidiano Al Jazeera in lingua inglese ha reso noto che un ex membro di Al Qaeda avrebbe dichiarato di essere stato reclutato dal governo del Bahrein per assassinare diversi membri dell’opposizione sciita del Paese. La notizia si inserisce nel mezzo delle critiche, frequentemente mosse alle autorità di Manama, di aver perpetrato per decenni violenze, abusi e pressione politica sulla maggioranza sciita della popolazione. Gli eventi, in particolare, risalirebbero al tempo in cui numerosi attivisti bahreiniti, di orientamento anti-governativo, erano stati uccisi o arrestati durante le proteste del marzo 2011 in seguito a una violenta repressione di massa. Il governo di Manama nega tutte le accuse, affermando che sono completamente false.

Il Bahrein è un Paese del Golfo persico a maggioranza sciita, governato da una monarchia sunnita. In termini di sicurezza, la sua principale preoccupazione, oltre alla presenza dei gruppi jihadisti all’interno del proprio territorio, è costituita dai rapporti con l’Iran. Le autorità di Manama sono convinte che Teheran svolga una continua azione destabilizzante e, in particolare, vedono nella politica espansiva dell’Iran una minaccia esistenziale, accusandolo di supportare gruppi sciiti sovversivi all’interno del territorio bahreinita per abbattere il regime sunnita esistente e instaurare un governo sciita filo-iraniano. Da parte loro, i leader iraniani spesso usano una retorica tagliente contro la famiglia Khalifa, che considerano illegittima, e fanno rivendicazioni territoriali sul Bahrein. Molti considerano addirittura il Paese la quattordicesima provincia dell’Iran. Il Bahrein è altresì oggetto di attacchi iraniani in quanto ospita la Quinta flotta della marina americana.

Come spiega il Combating Terrorism Center, la monarchia sunnita del Bahrein ha subito una forte opposizione fin dalla rivoluzione iraniana del 1979. Nel corso degli anni Ottanta, Teheran avrebbe supportato un tentativo di colpo di Stato effettuato dall’Islamic Front for the Liberation of Bahrein (IFLB), che aveva l’obiettivo di assassinare i reali bahreiniti e prendere il controllo della televisione e della radio locali per fomentare le rivolte sciite. In seguito, negli anni Novanta, un secondo tentativo di golpe fu messo in atto da una branca dell’IFLB, chiamata Bahraini Hezbollah, guidata da Muhammed Raqi Mudrassi. A partire dal 2011, l’appoggio iraniano alle milizie sciite irachene e libanesi ha fatto aumentare la minaccia nei confronti del Bahrein, dove Teheran ha cercato di installare cellule sovversive. Prima di quel momento, la militanza sciita nel Paese del Golfo era stato un fenomeno puramente endogeno, costituito da proteste nei confronti delle forze di sicurezza locali, che raramente avevano causato feriti. Come scrisse Ethan Bronner in un articolo pubblicato sul New York Times il 16 marzo 2011, le proteste delle primavere arabe, a Manama, spinsero l’opposizione sciita a un nuovo livello di militanza, prendendo contatti con i servizi segreti iraniani. In seguito al 2011, fu registrato un aumento significativo nel numero di attacchi in Bahrein per mezzo di ordigni esplosivi, che colpirono centri commerciali e luoghi affollati, come l’aeroporto, il Bahrein Financial Habour e la Quinta flotta americana. Il 3 marzo 2014, le forze di sicurezza bahreinite subirono l’attacco terroristico più grave fino a quel momento, in cui rimasero uccisi 3 poliziotti, e ne vennero feriti altri 7. L’attentato fu reclamato da un nuovo gruppo di militanti del Bahrein, chiamato Saraya al-Ashtar, supportato dall’Iran.

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Chiara Gentili

di Redazione

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