Sudan: rinviata seconda fase dei colloqui civili-militari

Pubblicato il 20 luglio 2019 alle 6:43 in Africa Sudan

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I leader delle proteste sudanesi hanno riferito che la seconda fase dei negoziati con le autorità militari attualmente al governo è stata rinviata a data da destinarsi. La notizia giunge pochi giorni dopo la firma della prima parte dello storico accordo politico tra esercito e civili per la formazione di un Consiglio Sovrano misto.

Le parti si erano incontrate mercoledì 17 luglio e proprio in quell’occasione avevano deciso di formalizzare il percorso di transizione politica del Paese attraverso la stipula di un accordo. In base a quanto stabilito dal patto, il Consiglio Sovrano misto, nuovo organo esecutivo del Paese, sarà formato da 11 membri, 5 militari e 6 civili, e governerà per 3 anni e 3 mesi, prima dell’annuncio di future elezioni. Il capo dell’esecutivo sarà un membro dell’esercito per i primi 21 mesi, poi è prevista una rotazione. I manifestanti hanno altresì ottenuto l’istituzione di una commissione d’inchiesta nazionale indipendente che indagherà sulla violenta repressione delle proteste in tutto il Paese, dopo la rimozione dell’ex presidente, Omar al-Bashir, l’11 aprile. Nello specifico ci sarà una “inchiesta trasparente e indipendente” sui fatti del 3 giugno nella capitale, Khartoum, che hanno causato la morte di più di 100 individui. 

Durante la conferenza stampa, seguita alla firma dell’accordo di mercoledì, era stato annunciato che la seconda parte del negoziato di pace, ovvero la stesura di una bozza di Costituzione, sarebbe stata discussa venerdì 19 luglio. Tuttavia, Omar al-Digeir, uno dei principali leader del Fronte di opposizione riunito nelle Forze per la Libertà e il Cambiamento, ha dichiarato, venerdì stesso: “I colloqui sono stati posticipati. Abbiamo bisogno di maggiore consultazione interna per raggiungere una visione univoca”. Anche un altro leader dei manifestanti, Siddig Youssef, ha confermato che i negoziati saranno svolti in data futura, senza tuttavia specificare quando.

Le manifestazioni in Sudan sono iniziate il 19 dicembre 2018 e in pochi mesi hanno portato al rovesciamento del presidente al-Bashir.  Il leader sudanese è stato rimosso, dopo 30 anni al potere, grazie all’intervento delle forze armate. A seguito di tale evento, l’esercito del Paese ha dichiarato l’instaurazione di un governo militare di transizione, con a capo Al-Burhan. Da allora i manifestanti nelle strade della capitale hanno continuato a protestare, per chiedere che fosse lasciato il posto ad un esecutivo civile. Nonostante si sia più volte tentato di avviare un dialogo, i colloqui si sono sempre interrotti a causa di un mancato accordo sulla composizione del futuro governo. Durante le proteste, le forze armate continuano a mettere in pericolo la vita dei cittadini sudanesi. In tale contesto, gli analisti sostengono che la rivolta che ha rovesciato al-Bashir rischia di perdere gli obiettivi di libertà e democrazia che si prefiggeva di raggiungere.

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Chiara Gentili

di Redazione

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