La Cina e gli Uiguri: Arabia Saudita e altri 35 firmano lettera a sostegno di Pechino

Pubblicato il 20 luglio 2019 alle 6:31 in Arabia Saudita Cina

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L’Arabia Saudita ha supportato, insieme ad altri 36 Paesi, la firma di una lettera di sostegno alle politiche cinesi nella regione occidentale dello Xinjiang, dove le Nazioni Unite affermano che circa un milione di persone dell’etnia Uiguri, di religione islamica, sono stati detenuti.

La Cina, che è stata ampiamente condannata dall’ONU per le sue politiche nello Xinjiang, definisce le prigioni dove sono rinchiusi gli Uiguri “centri di formazione scolastica” che aiutano ad eliminare l’estremismo e ad educare i detenuti. La scorsa settimana, diverse nazioni del Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite hanno firmato un documento in cui si chiede a Pechino di fermare tale detenzione di massa. In risposta a questa iniziativa, l’Arabia Saudita, la Russia e altri 35 stati hanno scritto una lettera in cui vengono elogiati quelli che hanno definito i notevoli risultati della Cina nel campo dei diritti umani.

Alle domande in merito alla posizione saudita, l’ambasciatore di Riad presso l’ONU, Abdallah Al-Mouallimi, ha riferito ai giornalisti, in conferenza stampa a New York, che “la lettera tratta le attività di sviluppo della Cina, nient’altro”, negando così ogni riferimento alla questione degli Uiguri. “Nessuno può essere più preoccupato di noi per lo status dei musulmani in qualsiasi parte del mondo”, ha detto Al-Mouallimi. “Quello che abbiamo scritto in questa lettera è che sosteniamo le politiche di sviluppo della Cina grazie alle quali le persone sono state sollevate dalla povertà”, ha ribadito.

L’agenzia di stampa Reuters, tuttavia, ha dichiarato di aver preso visione di una copia della lettera e ha riferito che, tra le altre cose, i firmatari avrebbero scritto che la sicurezza era tornata nello Xinjiang e che i diritti umani fondamentali delle persone appartenenti a qualsiasi gruppo etnico erano stati salvaguardati. “Di fronte alla grave sfida del terrorismo e dell’estremismo, la Cina ha intrapreso una serie di misure di antiterrorismo e de-radicalizzazione nello Xinjiang, tra cui la creazione di centri di istruzione e formazione professionale”, si legge nella lettera. Il Direttore delle Nazioni Unite a Human Rights Watch, Louis Charbonneau, ha affermato che le dichiarazioni di Al-Mouallimi sulla lettera sono state “uno schiaffo in faccia ai musulmani perseguitati in Cina “.

A inizio luglio, Stati Uniti e Germania hanno sottoposto alla Cina la questione dei centri di detenzione sul suo territorio durante una riunione del Consiglio di sicurezza dell’ONU, svoltasi a porte chiuse. La Cina, tuttavia, ha risposto ai diplomatici che non avevano il diritto di sollevare la questione al Consiglio di sicurezza perché si trattava di fatto puramente di politica interna. Anche il vice segretario di stato americano John Sullivan, parlando con il segretario generale dell’ONU António Guterres a metà giugno, aveva espresso le preoccupazioni di Washington perché “Pechino continua a dipingere la sua campagna repressiva contro gli Uiguri e gli altri musulmani come tentativi legittimi di lotta al terrorismo quando non lo sono”.

Gli uiguri sono un’etnia turcofona di religione islamica che vive nel nord-ovest della Cina, soprattutto nella regione autonoma dello Xinjiang, insieme ai cinesi Han, e costituiscono la maggioranza relativa della popolazione della regione. Sin dagli anni ’90, i membri dell’etnia avevano avviato un’attività indipendentista, che tuttavia è sempre stata repressa dalla Repubblica Popolare Cinese. Pechino ha quindi attuato azioni di soppressione culturale, repressione religiosa e discriminazioni contro la popolazione. Migliaia di uiguri musulmani sono attualmente detenuti in quelli che la Cina ha definito “campi di rieducazione politica”, nella regione occidentale del Xinjiang. 

La Cina è accusata di aperte violazioni dei diritti umani nei confronti della popolazione uiguri, in particolare di torture ai danni dei detenuti e di controllo oppressivo della religione e della cultura uigure. Pechino, da parte sua, respinge tutte le denunce. Le autorità cinesi accusano di rimando gli estremisti separatisti in seno alla minoranza degli uiguri di ordire attacchi contro la maggioranza Han che vive nella restante parte territorio settentrionale di Xinjiang e in altre parti della Cina.

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Chiara Gentili

di Redazione

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