Iran: confiscata petroliera inglese nel Golfo

Pubblicato il 20 luglio 2019 alle 8:01 in Iran UK

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Le tensioni nel Golfo si sono intensificate, venerdì 19 luglio, quando il Regno Unito ha reso noto che l’Iran ha confiscato 2 petroliere britanniche nel Golfo e ha intimato a Teheran di restituirle immediatamente o di affrontare le conseguenze di tale mossa, dopo che Londra aveva precedentemente requisito un’imbarcazione iraniana.

Il Corpo delle Guardie della Rivoluzione di Teheran aveva annunciato di aver confiscato una petroliera su richiesta delle autorità marittime nazionali. Il motivo della confisca sarebbe la mancata aderenza alle leggi marittime internazionali, secondo quanto riferito dall’emittente televisiva statale. La Gran Bretagna, da parte sua, ha reso noto che è in corso, con urgenza, la ricerca di ulteriori informazioni sulla vicenda. La Stena Impero si stava dirigendo verso un porto dell’Arabia Saudita, quando sembra che abbia improvvisamente cambiato rotta, subito dopo aver superato lo Stretto di Hormuz, nella bocca del Golfo.

Per quanto riguarda la seconda petroliera, la Mesdar, secondo l’agenzia di stampa semi-ufficiale iraniana, essa non sarebbe stata confiscata, bensì avrebbe ricevuto il permesso di continuare a far rotta verso il luogo in cui era diretta, dopo la messa in guardia su problematiche di sicurezza e ambientali.

Nonostante il gabinetto della premier inglese, Theresa May, abbia preferito non rilasciare commenti, una portavoce del Ministero della Difesa inglese ha spiegato, nella medesima giornata di venerdì, che le autorità britanniche sono attivamente impegnate nella risoluzione dell’“incidente nel Golfo”. Inoltre, una persona al corrente della situazione, secondo quanto enunciato in un meeting di emergenza del governo inglese, sarebbe al momento trattenuta da Teheran. Secondo i dati in possesso di Londra, la petroliera avrebbe dovuto fare arrivo al porto saudita di Jubail.

Già il giorno precedente, giovedì 18 luglio, le Guardie della Rivoluzione Islamica iraniane avevano dichiarato di aver fermato una petroliera straniera che trasportava carburante di contrabbando. Questa si trovava nei pressi dell’isola meridionale di Lark, nello Stretto di Hormuz. Secondo quanto dichiarato dalle forze iraniane, si tratterebbe di una nave che trasportava carburante dall’Iran verso navi straniere, situate in altre zone. 12 membri dell’equipaggio sono stati arrestati dalle Guardie, con l’accusa di contrabbando di carburante. Già domenica scorsa, 14 luglio, alcune motovedette delle Guardie avevano intercettato la nave in questione.

Le tensioni sono andate crescendo dal 4 luglio scorso, quando la petroliera iraniana Grace 1 era stata bloccata dalla polizia locale e dall’agenzia doganale di Gibilterra, sostenute da un distaccamento della Marina britannica. In una dichiarazione, il governo locale aveva dichiarato di avere ragionevoli motivi per credere che la nave stesse trasportando un carico di petrolio greggio verso la raffineria di Banyas, in Siria. L’accusa è quella di aver violato, con il trasferimento di petrolio in Siria, le sanzioni imposte dall’Unione Europea. In tale quadro ,l’11 luglio scorso, un portavoce del governo britannico ha riportato che tre navi iraniane hanno cercato di ostacolare la nave britannica Heritage, situata nello Stretto di Hormuz.

Le relazioni tra il Regno Unito e l’Iran si erano già inasprite negli ultimi tempi. Ciò è accaduto soprattutto in seguito alle affermazioni da parte britannica, secondo cui l’Iran è tra i responsabili dell’attacco del 13 giugno a due petroliere situate nel Golfo di Oman. Inoltre, il governo britannico sta facendo pressioni sull’Iran per il rilascio di una madre iraniana-britannica, Nazanin Zaghari-Ratcliffe, in carcere dal 2016 con l’accusa di spionaggio. Accuse, queste, negate.

La regione del Golfo e lo stretto di Hormuz rappresentano un punto di passaggio principale per il trasporto di petrolio, per questo ci si aspetta a breve che la questione della sicurezza marittima ritornerà sul tavolo negoziale a livello internazionale.

Tali eventi si inseriscono in un quadro di tensioni crescenti tra l’Iran ed altri Paesi del mondo occidentale, Stati Uniti in primis. Il Regno Unito non ha introdotto alcuna politica contro l’Iran ma Teheran considera la mossa britannica un tentativo di sostegno al presidente della Casa Bianca, Donald Trump. Quest’ultimo, il 2 maggio, aveva annunciato che gli Stati Uniti non avrebbero più concesso esenzioni dalle sanzioni agli ultimi 8 compratori di petrolio rimasti alla Repubblica Islamica, con l’aspettativa che le esportazioni iraniane si sarebbero ridotte a zero nel breve periodo. In risposta, l’Iran ha cominciato a violare le disposizioni dell’accordo nucleare e ha iniziato ad arricchire l’uranio oltre i limiti fissati nel 2015.

 

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Consultazione delle fonti inglesi e redazione a cura di Claudia Castellani

di Redazione

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