Arabia Saudita: truppe USA deterrente contro “minacce credibili”

Pubblicato il 20 luglio 2019 alle 15:45 in Arabia Saudita USA e Canada

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Il re saudita, Mohammad bin Salman, ha approvato la permanenza delle forze statunitensi nel suo territorio nazionale, per aumentare la sicurezza e la stabilità della regione e contrastare “minacce credibili”.

A renderlo noto, venerdì 19 luglio, è stata l’agenzia di stampa statale SPA, che ha confermato quanto già anticipato dal Dipartimento della Difesa americano, per fornire “un deterrente aggiuntivo” nei confronti di “minacce emergenti, credibili”. Inoltre, il Ministero della Difesa saudita ha comunicato che la decisione mira a “incrementare la cooperazione congiunta nella difesa della sicurezza e stabilità regionale e per salvaguardarne la pace”.

Stando alle dichiarazioni rilasciate da alcuni ufficiali del Pentagono, i quali hanno parlato in condizioni di anonimato, sarebbero circa 500 i soldati che verranno inviati presso la base aerea di Principe Sultan, situata in un’area deserta ad Est della capitale saudita, Riyadh. Stando alle fonti, alcuni soldati si troverebbero già presso la base militare, al momento impegnati in attività preparatorie come la predisposizione delle piste di atterraggio e di decollo. Insieme ai nuovi militari, il Pentagono invierà anche alcuni aerei caccia, tra cui gli F-22.

Nel mese di giugno, il Pentagono aveva preannunciato che avrebbe mobilitato 1000 unità nella regione mediorientale a scopo preventivo, ma non aveva fornito ulteriori dettagli.

La mossa giunge in un clima di crescenti tensioni nel Golfo tra gli Stati Uniti e altri Paesi occidentali con l’Iran, clima che ha provocato brusche conseguenze anche sul mercato petrolifero internazionale. In particolare, le inquietudini nel Golfo si sono destate, venerdì 19 luglio, quando i Guardiani della Rivoluzione Islamica iraniani hanno reso noto di aver confiscato una petroliera britannica, dopo che il Regno Unito aveva precedentemente requisito un’imbarcazione iraniana. Già Il giorno precedente, gli Stati Uniti avevano dichiarato che una nave della marina militare americana aveva distrutto nello Stretto di Hormuz un drone iraniano, dopo che questo si era posto come minaccia per la sicurezza dell’imbarcazione. Da parte sua, però, il viceministro degli Affari Esteri iraniano, Abbas Araghchi, ha smentito le dichiarazioni del presidente americano, Donald Trump, affermando che l’Iran “non ha perso alcun drone nello Stretto di Hormuz, né da qualche altra parte”.

Trump ha più volte affermato che reputa Riad un importante partner in Medio Oriente per contrastare l’influenza di Teheran. 

Il clima di tensione tra gli Stati Uniti e l’Iran cresce di giorno in giorno. Il picco delle ostilità si era raggiunto giovedì 20 giugno, quando Trump aveva deciso di ordinare un attacco contro Teheran, in risposta all’abbattimento di un drone americano nello Stretto di Hormuz, avvenuto lo stesso giorno. Tuttavia, poche ore prima del lancio dell’operazione, venerdì 21 giugno, il presidente americano ha cambiato idea e ha deciso di annullare l’offensiva, spiegando su Twitter che non intendeva causare vittime sul suolo iraniano. Teheran si era difeso sostenendo che il drone si trovasse nello spazio aereo iraniano e volasse sopra la provincia meridionale di Hormozgan, vicino allo strategico Stretto, ma Washington ha continuato a rigettare la versione iraniana e ha ribadito che il velivolo stava attraversando un’area compresa nello spazio aereo internazionale.

 

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Consultazione delle fonti inglesi e redazione a cura di Claudia Castellani

di Redazione

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