Yemen: il Paese desidera giungere ad una soluzione politica

Pubblicato il 19 luglio 2019 alle 16:57 in Medio Oriente Yemen

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

L’inviato delle Nazioni Unite in Yemen, Martin Griffiths, il 18 luglio, ha dichiarato al Consiglio di Sicurezza dell’Onu che, durante gli incontri tenutisi negli ultimi giorni con le parti coinvolte nel conflitto in Yemen, è stato manifestato il desiderio di giungere ad una risoluzione.

A detta di Griffiths, i diversi membri coinvolti desiderano risolvere la crisi in Yemen politicamente. Allo stesso tempo, l’inviato dell’Onu si è detto preoccupato di fronte ad uno scenario politico ed in materia di sicurezza sempre più fragile e frammentato, sia ai fronti di battaglia sia in altre aree. Pertanto, se la guerra proseguisse, vi sarebbe il rischio di tensioni sempre maggiori nella regione, e, con il passare del tempo, potrebbe essere sempre più difficile giungere ad una risoluzione del conflitto.

Inoltre, le “provocazioni politiche e militari” stanno ostacolando il processo di pace. Griffith ha affermato che, nonostante il cessate il fuoco a Hodeidah, le operazioni militari sono continuate su diversi fronti, così come al confine con l’Arabia Saudita. A tal proposito, l’inviato ha manifestato la propria preoccupazione per i continui attacchi Houthi alle infrastrutture civili nel regno saudita. Secondo Griffiths, alla luce dell’escalation di tensioni nella regione, non sarebbe nell’interesse dello Yemen sfociare in una guerra regionale, e tutte le parti coinvolte devono astenersi da qualsiasi azione che possa portare lo Yemen verso tale direzione.

Nella stessa occasione, il Segretario generale aggiunto dell’Onu agli affari umanitari, Mark Lowcock, ha affermato che i Paesi vicini allo Yemen, e membri della coalizione a guida saudita, hanno offerto soltanto una parte degli aiuti umanitari promessi in precedenza, nonostante i grandi impegni iniziali a livello finanziario.  Lowcock ha evidenziato che l’inadempienza di questi Paesi ha causato un calo nella percentuale dei fondi raccolti. Il delegato delle Nazioni Unite per l’Arabia Saudita, Abdallah Y. Al-Mouallimi, ha però negato tali affermazioni, sottolineando che, solo nell’ultimo anno, il proprio Paese ha speso in Yemen più di qualsiasi altro donatore al mondo.

Nella giornata di mercoledì 17 luglio, Griffiths ha incontrato il capo delle milizie Houthi, Abdul Malik al-Houthi, e il cosiddetto presidente del Consiglio Supremo del gruppo di ribelli, Mahdi al-Mashat. Secondo fonti politiche di Sana’a, durante l’incontro con Griffiths, gli Houthi hanno stabilito nuove condizioni ed ostacoli. Dal canto suo, l’inviato dell’Onu non è riuscito ad ottenere una chiara approvazione da parte Houthi circa il ridispiegamento delle forze ad Hodeidah, e i ribelli sciiti si sono impegnati a garantire una liberazione parziale dei prigionieri, da attuarsi in diversi momenti. Ciò contraddice la richiesta da parte del governo yemenita che prevedeva un “tutto per tutti”.  Gli Houthi hanno poi chiesto alle Nazioni Unite, tramite Griffiths, di costringere il governo yemenita a pagare gli stipendi dei dipendenti che lavorano nelle aree controllate dalle milizie dei ribelli sciiti.

La guerra civile in Yemen è scoppiata il 19 marzo 2015, data in cui gli Houthi hanno lanciato un’offensiva per estendere il loro controllo nelle province meridionali. I gruppi che si contrappongono nel conflitto sono da un lato i ribelli sciiti, che controllano la capitale Sana’a, alleati con le forze fedeli all’ex presidente Ali Abdullah Saleh e sostenuti dall’Iran e dalle milizie di Hezbollah. Dall’altro lato, vi sono le forze fedeli al presidente yemenita, Rabbo Mansour Hadi, l’unico riconosciuto dalla comunità internazionale. L’Arabia Saudita è intervenuta nel conflitto per sostenere Hadi, il 26 marzo 2015, a capo di una coalizione formata anche da Emirati Arabi Uniti, Marocco, Egitto, Sudan, Giordania, Kuwait, Bahrain e Qatar e sostenuta, a sua volta, dagli Stati Uniti.

Negli ultimi mesi, le offensive si sono intensificate, con attacchi aerei e per mezzo di droni, sia sul territorio yemenita, sia in luoghi chiave per gli interessi sauditi in altre regioni. La coalizione araba, il 29 maggio, ha lanciato un’operazione militare con l’obiettivo di neutralizzare le capacità offensive degli Houthi.

Nei 4 anni del conflitto yemenita, gli Houthi sono riusciti a sviluppare sistemi missilistici, divenuti armi strategiche in grado di minacciare l’intera area del Golfo. La coalizione a guida saudita ha dichiarato che, fino ad ora, sarebbero 218 i missili balistici lanciati contro l’Arabia Saudita da parte dei ribelli. Gli ultimi dati aggiornati sulla guerra civile in Yemen riferiscono che il numero di morti, dall’inizio del conflitto, ha superato le 91.600 persone.

 

 

 

Scarica l’app gratuita di Sicurezza Internazionale da Apple Store o Google Play

Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.