Turchia: bombardato un campo profughi nel Kurdistan iracheno

Pubblicato il 19 luglio 2019 alle 13:38 in Iraq Turchia

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L’esercito turco, nella mattina di venerdì 19 luglio, ha annunciato che le proprie forze aeree hanno lanciato una serie di raid contro le postazioni del Partito dei Lavoratori del Kurdistan (PKK), situate nei pressi di un campo di profughi curdi provenienti dalla Turchia, a Makhmur, nel sud-Est di Mosul.

In particolare, media legati al PKK, hanno affermato che il bombardamento ha avuto inizio a mezzanotte circa di giovedì 18. Secondo quanto dichiarato dall’esercito turco, diversi aerei da guerra e droni hanno preso parte agli attacchi, che hanno interessato altresì la regione montuosa circostante. Un corrispondente del Kurdistan ha affermato che l’attentato ha causato vittime, ma non è stato possibile conoscere le cifre esatte, mentre l’esercito turco ha sottolineato che i civili sono stati evitati. L’esercito turco ha inoltre specificato che i raid hanno causato la distruzione di bunker e grotte del PKK ed ha evidenziato che tale operazione si inserisce nel quadro di una campagna militare avviata da Ankara alcune settimane fa, nell’area di Hakurk.

L’accaduto giunge in risposta all’uccisione di 3 diplomatici turchi, nello specifico un viceconsole e 2 assistenti, nella città di Erbil, capitale del Kurdistan iracheno, il 17 luglio scorso. Quest’ultimo attacco non è stato rivendicato ma il portavoce dell’ala militare del PKK, Diyar Deniz, ha negato qualsiasi coinvolgimento del suo partito. Le forze di sicurezza stanno tuttora continuando le indagini.

In tale quadro, il 19 luglio, il ministro della Difesa turco, Hulusi Akar, ha dichiarato che la Turchia ha lanciato un’operazione aerea ad ampio raggio contro il PKK in Iraq, in risposta all’ attacco armato di Erbil. Il ministro si è detto determinato a continuare la lotta contro l’ISIS, fino a quando l’ultimo terrorista non verrà neutralizzato ed il sangue dei propri martiri rivendicato. L’operazione ha avuto inizio il 18 luglio ed ha già distrutto alcune postazioni, rifugi e depositi di armi in mano ai militanti ISIS.

La Turchia, confinante con l’Iraq, e l’Iran, il 19 marzo scorso, hanno lanciato un’offensiva aerea e terrestre sull’area montuosa del Nord dell’Iraq, prendendo di mira i nascondigli del PKK. I militanti di tale partito sono basati soprattutto nell’Iraq del Nord, nella regione Qandil, a Sud di Hakurk. Il PKK opera in Turchia, nel nord dell’Iraq e fa parte dell’Unità di protezione popolare (YPG) in Siria, dove è stato molto attivo nella lotta all’ISIS. Il PKK ha anche una sezione iraniana, il Kurdistan Free Life Party (PJAK), che ha combattuto a fianco di Teheran in numerose occasioni, fin dal 2004. L’insorgenza del PKK ha avuto inizio in Turchia nel 1984, e da allora sono state uccise, tra le guerriglie e gli scontri, oltre 40mila persone. Sia Ankara, sia l’Unione Europea e gli Stati Uniti considerano il partito un’organizzazione terroristica.

L’esercito di Ankara ha avviato l’Operazione Artiglio nella regione irachena settentrionale di Hakurk il 27 maggio, avvalendosi di artiglieria e di raid aerei, ai quali fanno seguito le operazioni via terra, guidate dal commando militare. La Turchia ha sottolineato più volte la legittimità dei propri attacchi contro i nascondigli del “PKK”.

 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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