Il Messico congela i conti di 19 imprese in affari con Maduro

Pubblicato il 19 luglio 2019 alle 10:04 in Messico Venezuela

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L’Unità di indagini finanziarie del Messico (UIF) ha congelato i conti bancari di 19 individui e società che hanno venduto alimenti al governo di Nicolás Maduro. Il capo dell’agenzia, Santiago Nieto, ha assicurato mercoledì 17 luglio che sono state presentate anche tre denunce contro questa rete di aziende che commercializza in Venezuela  prodotti alimentari di qualità scadente e troppo costosi. L’ufficio dipendente dal Ministero delle Finanze ha aperto le indagini per il riciclaggio di denaro sporco dopo aver rilevato “irregolarità per 150 milioni di dollari”, secondo quanto riferito da Nieto. 

“Non posso dare ulteriori informazioni” – ha detto il capo della UIF alla stampa locale, dopo aver annunciato il congelamento dei conti,  dal momento che “un’indagine è in corso presso l’ufficio del procuratore generale”. La procura generale messicana ha iniziato a indagare su questa rete aziendale per riciclaggio di denaro sporco nel 2016. Da allora, la giustizia ha preso di mira alcune società per presunte violazioni del codice etico, come La Cosmopolitana o Almacenes Vaca, società che hanno beneficiato durante l’amministrazione di Enrique Peña Nieto con numerosi contratti pubblici anche in Messico che ancora mantengono con il governo di Andrés Manuel López Obrador. La stessa indagine ha portato l’ufficio del procuratore messicano nell’ottobre dell’anno scorso a imporre multe alle imprese oggetto di indagine per circa tre milioni di dollari.

Dalla creazione dei  Comitati Locali di fornitura e produzione (CLAP) in Venezuela alla fine del 2016, un  gruppo di società messicane è diventato il principale fornitore di prodotti alimentari, soprattutto latte in polvere, farina di mais, olio, riso, fagioli e tonno in scatola. Il programma venezuelano di distribuzione di cibo in scatola per i settori più poveri della società, lanciato per far fronte alla carenza di cibo, è stato duramente criticato per i prodotti di qualità molto bassa e con valori nutrizionali poco significativi. Alcune delle società che hanno commercializzato con il Venezuela sono state persino denunciate in Messico per casi di contaminazione alimentare o irregolarità fiscali.

Lo scandalo riguardante le imprese messicane non è il primo che coinvolge i fornitori dei CLAP. Diverse inchieste giornalistiche hanno svelato storno di fondi, concessione di contratti irregolari e acquisto di prodotti di bassa qualità che mettono a rischio la salute di migliaia di venezuelani. Negli scandali sono coinvolti non solo i CLAP, ma anche imprese con sede in Spagna, Turchia, Emirati Arabi Uniti. Quattro giornalisti del portale venezuelano armando.info, che ha condotto le indagini giornalistiche, hanno dovuto lasciare il Venezuela.

Nell’ottobre 2018 un’inchiesta ha svelato che una società chiamata Grupo Brandon, con sede nello stato messicano di Nuevo León, monopolizzava le esportazioni di latte in polvere in Venezuela offrendo prodotti di scarsa qualità. Vendendo diversi marchi, questa azienda ha fornito al CLAP latte in polvere che non rispettava i valori nutrizionali raccomandati dall’Istituto nutrizionale nazionale del Venezuela.

Lo scandalo più recente per la scarsa qualità dei prodotti venduti in Venezuela è sorto sempre in Messico lo scorso marzo e riguarda il tonno in scatola. La procura generale del Messico ha rilevato che 18 dei 57 marchi in vendita sul mercato venezuelano a opera di aziende messicane contenevano alti livelli di soia. In alcuni casi, i campioni avevano più soia che tonno.

 

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Italo Cosentino, interprete di spagnolo

di Redazione

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