Marocco: condannati a morte gli assassini delle 2 turiste europee

Pubblicato il 19 luglio 2019 alle 17:36 in Africa Marocco

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Il tribunale marocchino ha condannato a morte i 3 militanti dell’ISIS, responsabili dell’uccisione delle due turiste europee, risalente al 17 dicembre scorso.  Sono poi stati condannati altri 21 imputati, con pene che variano dall’ergastolo ai 5 anni di carcere.

Il 17 dicembre, le autorità marocchine avevano scoperto i corpi decapitati di due turiste europee, in un campeggio vicino al Monte Toubkal, nel Sud del Marocco. Le vittime sono state identificate essere la danese Louisa Vesterager, di 24 anni, e la norvegese Maren Ueland, 28 anni. Pochi giorni dopo, l’ISIS ha rivendicato la morte delle due donne diffondendo in video in cui 4 militanti giurano fedeltà al califfato e poi uccidono le turiste. Nel filmato, una voce spiega che l’azione è stata una vendetta per ciò che è accaduto in Siria, dove l’ISIS è rimai stato sconfitto militarmente.

I tre imputati principali dell’omicidio sono Abdel Samad al-Joud, 25 anni, ex- spacciatore, nonché capo di una cellula jihadista, noto come “Il principe”, Younis Uziad, di 27, e Rachid Afati, 33 anni, il “video-maker” dell’omicidio. Tutti sono stati portati in tribunale e sottoposti al processo, durato diversi mesi, di cui la sesta sessione è dell’11 luglio scorso. L’accusa principale è di omicidio intenzionale e formazione di una banda terroristica. I 3 militanti hanno confessato di aver ucciso le vittime, fotografato il crimine e diffuso l’orribile registrazione su social network. Tra i diversi imputati, Al-Rahim Khayali, 33 anni, che ha partecipato alla cattura delle vittime ed è stato condannato all’ergastolo, sebbene non sia responsabile diretto dell’uccisione.

Il tribunale ha emesso la sentenza di condanna a morte, sebbene tale pratica sia stata sospesa sin dal 1993, e le organizzazioni per i diritti umani continuano a chiederne la completa abolizione.

Prima del crollo dello Stato Islamico in Siria ed Iraq, più di 1000 marocchini si sono uniti al califfato. Tra il 2017 ed il 2018, le autorità marocchine hanno smantellato circa 20 cellule terroristiche. L’ultima, il 18 giugno scorso, data in cui le autorità marocchine hanno annunciato di aver smantellato una cellula composta da 5 presunti jihadisti, nella città di Tetouan, situata nel Nord del Paese.

Le unità di intelligence e di polizia del Marocco sono impegnate da tempo nella lotta alla radicalizzazione e al crimine organizzato. A tal proposito sono state create delle reti di cooperazione e condivisione tra le forze dell’antiterrorismo del Paese, tra cui la principale agenzia di sicurezza anti-terrorismo del Paese, la Maroccan Central Bureau of Judicial Investigation  (BCIJ).

Il Global Terrorism Index 2018 ha inserito il Marocco al 132esimo posto all’interno di una lista composta da 162 nazioni che indica il rischio di minaccia terroristica. Rispetto al 2017, quando si trovava al 123esimo posto, il Paese nordafricano ha guadagnato ben 9 posizioni. Dal 2015 all’aprile 2018, gli agenti del BCIJ hanno neutralizzato 815 terroristi e smantellato 53 cellule. Il primo giugno 2018, il re marocchino, Mohammed VI, ha inaugurato l’Institute for Specialized Training (IST), un sistema di sicurezza volto a rafforzare le attività di intelligence e antiterrorismo nel Paese, che opererà sotto l’ombrello della Direzione Generale per la Sicurezza Nazionale (DGNS) e la Direzione Generale per la Sorveglianza Territoriale (DGST). L’istituto mira a dotare le reclute delle competenze necessarie a contrastare le crescenti minacce alla sicurezza e all’integrità territoriale del Paese e, con le sue strutture di formazione all’avanguardia, è destinato a concentrarsi su servizi di intelligence, indagini penali, decodifica e intercettazione della comunicazione.

Il Marocco è considerato un porto sicuro nel Nord Africa, soprattutto se si considera l’instabilità degli Stati vicini. L’obiettivo del Paese è assicurare la sua presenza nel continente e promuovere un’agenda che preveda una formazione simile agli agenti di sicurezza e di intelligence dei Paesi alleati che si trovano nel resto dell’Africa. 

 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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