Iraq: eliminato il ministro del petrolio dell’ISIS

Pubblicato il 19 luglio 2019 alle 12:42 in Iraq Siria

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Il ministro del petrolio dell’ISIS, Thabit Sobhi Fahd Al-Ahmad, è stato ucciso, il 15 luglio, nella Siria orientale, in seguito ad un’operazione congiunta condotta dalle Syrian Democratic Forces (SDF) e la coalizione anti-ISIS, guidata dagli Stati Uniti. Il 19 luglio, i servizi di Intelligence iracheni hanno rivelato che ciò è stato possibile anche grazie al loro intervento.

Nel quadro dell’operazione denominata “Vedova bianca”, i servizi di Intelligence nazionali iracheni sono riusciti ad intercettare alcune reti ISIS in Siria e a risalire al “capo dell’ufficio delle finanze e del petrolio”, ovvero il ministro del petrolio dello Stato Islamico. La notizia è stata rivelata da un esperto di sicurezza iracheno, Fadel Abu Ragheef, il quale ha specificato che tale missione è stata condotta nella provincia di Deir ez-Zor, dove è stata altresì smantellata una rete di finanziamento all’ISIS, precedentemente istituita dal ministro delle finanze ISIS, Fawaz Mohammed Jubair al-Rawi.

Thabit Sobhi Fahad Al-Ahmad, da un lato era considerato tra i leader dell’ISIS di maggior rilievo nella provincia siriana orientale, oltre ad essere uno dei principali ufficiali di Abu Bakr al-Baghdadi. Dall’altro lato, il ministro ha gestito una delle maggiori reti di finanziamento nell’ambito del commercio del petrolio e dei suoi derivati, in particolare nelle aree irachene e siriane precedentemente occupate dallo Stato Islamico. Pertanto, è stato altresì descritto come una delle maggiori menti delle politiche economiche dell’organizzazione terroristica durante la presenza del califfato.

Il mercato nero legato al petrolio ha rappresentato una delle maggiori fonti di guadagno per lo Stato Islamico. È stato rilevato che gli introiti derivanti dal contrabbando di petrolio in Europa ammontavano a circa 700 milioni di dollari l’anno, nel periodo di maggior successo per l’ISIS. Pertanto, secondo un analista statunitense, Michael S. Smith II, Ahmad era un obiettivo di “alto livello”, e gli Stati Uniti sono stati invitati a rafforzare la propria coalizione e le proprie operazioni nella lotta al terrorismo in Iraq e Siria.

L’inizio della presenza dell’ISIS risale al 2014, con l’inizio di un’ampia offensiva in Siria e in Iraq. Dopo aver occupato gran parte del territorio iracheno, il 10 giugno di quell’anno l’organizzazione prese anche il controllo di Mosul, seconda città del Paese e principale nucleo urbano caduto in mano ai jihadisti, liberata poi il 10 luglio 2017.

Il 9 dicembre 2017, il governo iracheno ha annunciato la vittoria sull’ISIS. In tale data, dopo tre anni di battaglie, il primo ministro dell’Iraq in carica, Haider al Abadi, aveva comunicato che l’esercito aveva ripreso il totale controllo del Paese, dopo la riconquista di Rawa, una città ai confini occidentali di Anbar con la Siria, ultimo baluardo del gruppo in Iraq. Tuttavia, da allora, attacchi “mordi e fuggi”, insurrezioni e guerriglie nel territorio dell’Iraq settentrionale continuano. L’obiettivo è minare il governo di Baghdad.

In Siria, operano altresì le Syrian Democratic Forces, un’alleanza multi-etnica e multi-religiosa, composta da curdi, arabi, turkmeni, armeni e ceceni. Fin dalla loro formazione, il 10 ottobre 2015, le Syrian Democratic Forces hanno svolto un ruolo rilevante nella lotta contro lo Stato Islamico in Siria, contribuendo alla progressiva liberazione delle roccaforti occupate dai jihadisti. Le operazioni delle Syrian Democratic Forces sono sostenute dagli Stati Uniti, che armano le milizie curde e combattono dal cielo, mentre queste ultime avanzano sul campo.

Sabato 23 marzo 2019, le SDF hanno ufficialmente riconquistato Baghouz, ponendo fine al califfato jihadista. La liberazione di tale roccaforte ha rappresentato un evento decisivo nella lotta contro i terroristi i quali, tuttavia, secondo noti ufficiali occidentali, continueranno a porre una grave minaccia.

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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