Iran: confiscata una nave nello stretto di Hormuz

Pubblicato il 18 luglio 2019 alle 15:21 in Iran Medio Oriente

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Le Guardie della Rivoluzione iraniane hanno dichiarato, giovedì 18 luglio, di aver fermato una petroliera straniera che trasportava carburante di contrabbando. Questa si trovava nei pressi dell’isola meridionale di Lark, nello Stretto di Hormuz.

Secondo quanto dichiarato dalle Guardie della Rivoluzione islamica, si tratta di una nave che trasportava carburante dall’Iran verso navi straniere, situate in altre zone. 12 membri dell’equipaggio sono stati arrestati dalle suddette Guardie, con l’accusa di contrabbando di carburante. Già domenica scorsa, 14 luglio, alcune motovedette delle Guardie, avevano intercettato la nave in questione. L’agenzia Fars ha altresì riportato che la quantità di carburante trasportato ammontava a quasi un milione di litri. Tuttavia, non sono state date informazioni né sulla nazionalità né sulla destinazione precisa della nave bloccata. Le Guardie iraniane hanno, però, sottolineato che la detenzione della nave è finalizzata a contrastare il contrabbando di carburante in mare.

Di fronte all’accaduto, la Gran Bretagna ha dichiarato di volere maggiori informazioni sull’incidente. In tale contesto, il ministero della Difesa britannico ha annunciato, il 16 luglio, che il proprio Paese invierà una terza nave da guerra nel Golfo, sebbene abbia specificato che la mossa non ha nulla a che fare con l’attuale crisi dell’Iran.

In tale quadro ,l’11 luglio scorso, un portavoce del governo britannico ha riportato che tre navi iraniane hanno cercato di ostacolare la nave britannica Heritage, situata nello Stretto di Hormuz. Il portavoce inglese ha definito le operazioni da parte iraniana “contrarie al diritto internazionale”. Il governo britannico ha espresso la propria preoccupazione in merito ed ha esortato le autorità iraniane coinvolte a mitigare la situazione. Il ministro degli Esteri iraniano, Mohammad Javad Zarif, ha, invece, affermato che l’accusa rivolta dal Regno Unito verso l’Iran è senza valore. A loro volta, le Guardie della Rivoluzione islamica hanno smentito le accuse dei media occidentali sul sequestro di tale nave da parte dell’Iran.

Per giorni, invece, non si sono avute tracce di una petroliera che, partita dagli Emirati Arabi Uniti (UAE), si era diretta verso lo Stretto di Hormuz e aveva raggiunto le acque iraniane. La nave, dal nome Riah, batteva bandiera panamense e le ultime informazioni sulla propria posizione risalgono al 14 luglio. Sembra, tuttavia, che questa sia stata intercettata successivamente nelle acque iraniane e che fosse stata accolta da Teheran per operazioni di manutenzione. Secondo altre fonti, invece, non si trattava di una nave emiratina.

Il 4 luglio scorso, la petroliera iraniana Grace 1 è stata bloccata dalla polizia locale e dall’agenzia doganale di Gibilterra, sostenute da un distaccamento della Marina britannica. In una dichiarazione, il governo locale aveva dichiarato di avere ragionevoli motivi per credere che la nave stesse trasportando un carico di petrolio greggio verso la raffineria di Banyas, in Siria. L’accusa è di aver violato, con il trasferimento di petrolio in Siria, le sanzioni imposte dall’Unione Europea.

Tali ultimi eventi si inseriscono in un quadro di tensioni crescenti tra l’Iran ed altri Paesi del mondo occidentale, Stati Uniti in primis. Il Regno Unito non ha introdotto alcuna politica contro l’Iran ma Teheran considera la mossa britannica un tentativo di sostegno al presidente della Casa Bianca, Donald Trump. Quest’ultimo, il 2 maggio, ha annunciato che gli Stati Uniti non avrebbero più concesso esenzioni dalle sanzioni agli ultimi 8 compratori di petrolio rimasti alla Repubblica Islamica, con l’aspettativa che le esportazioni iraniane si sarebbero ridotte a zero nel breve periodo. In risposta, l’Iran ha cominciato a violare le disposizioni dell’accordo nucleare e ha iniziato ad arricchire l’uranio oltre i limiti fissati nel 2015.

Le relazioni tra il Regno Unito e l’Iran si sono inasprite negli ultimi tempi. Ciò è accaduto soprattutto in seguito alle affermazioni da parte britannica, secondo cui l’Iran è tra i responsabili dell’attacco del 13 giugno a due petroliere situate nel Golfo di Oman. Inoltre, il governo britannico sta facendo pressioni sull’Iran per il rilascio di una madre iraniana-britannica, Nazanin Zaghari-Ratcliffe, in carcere dal 2016 con l’accusa di spionaggio. Accuse, queste, negate.

L’accaduto del 18 luglio, tuttavia, si aggiunge in un quadro di attacchi e mosse successive che interessano la regione del Golfo e lo stretto di Hormuz, un punto di passaggio principale per il trasporto di petrolio. Si pensa, pertanto, che presto la questione della sicurezza marittima ritornerà slu tavolo delle discussioni a livello internazionale.

 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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