Algeria: pronta una lista di 13 possibili mediatori

Pubblicato il 18 luglio 2019 alle 12:40 in Africa Algeria

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Dopo una serie di incontri tra i rappresentanti di decine di organizzazioni e associazioni, è stata realizzata una lista di 13 candidati che potrebbero guidare il dialogo tra il governo ed i movimenti di protesta.  

La notizia è stata annunciata dal presidente del Forum Civile per il Cambiamento, Abdul Rahman Arar, nel corso di una conferenza stampa tenutasi nella capitale algerina il 17 luglio. La lista comprende personalità provenienti dai diversi movimenti nati nel corso delle proteste degli ultimi mesi e che, a detta di Rahman Arar, saranno in grado di fungere da mediatori all’interno del dialogo dei movimenti di protesta con le autorità governative. Tale dialogo è stato altresì promosso, da 10 giorni, dal presidente ad interim, Abdul Qadir bin Saleh, e, precedentemente, dal comandante dell’esercito, il generale Ahmed Gaid Salah.

La lista include figure rilevanti dal punto di vista sociale, tra cui l’ex ministro degli Esteri e candidato alla presidenza nel 1999, Ahmed Taleb Ibrahimi, gli ex premier Mokdad Sifi e Mouloud Hamrouche, l’ex presidente del parlamento, Karim Younis, un’icona della rivoluzione, Djamila Bouhired, ed un leader delle proteste, nonchè noto avvocato, Mustafa Bushashi.

Un attivista per la protezione dei minori, Arar, ha dichiarato che l’obiettivo è trovare una via d’uscita dalla crisi. Arar ha preferito non parlare di “condizioni” per il dialogo, da far rispettare alle autorità, ma ha semplicemente sottolineato la necessità di creare condizioni in grado di portare al successo dell’incontro e alla buona riuscita della missione della squadra designata. L’attivista ha poi fatto riferimento all’arresto di politici e giovani manifestanti, avvenuti nel corso delle proteste, ed ha evidenziato che il loro rilascio potrebbe rappresentare una mossa significativa, sia per facilitare il dialogo, sia per riporre maggiore fiducia verso i 13 candidati.

Negli ultimi mesi, l’Algeria è stata caratterizzata da un clima di protesta, ancora presente, che vede i manifestanti chiedere un rinnovo dell’élite politica al potere nel Paese. Le tensioni sono aumentate soprattutto in seguito al rinvio delle elezioni, previste inizialmente per il 4 luglio. Non è ancora stata stabilita una nuova data e, pertanto, non è ancora possibile conoscere il destino del Paese nord-africano.

La serie di moti popolari ha avuto inizio lo scorso 22 febbraio. Dopo le prime 6 settimane, il 2 aprile, il presidente in carica, Abdelaziz Bouteflika, si è dimesso, dopo 20 anni al potere. Dal momento delle dimissioni dell’ex Capo di Stato, tuttavia, le proteste nel Paese sono aumentate, a causa della presa del potere da parte delle forze armate, capeggiate da Ahmed Gaid Salah, generale dell’esercito ritenuto vicino a Bouteflika. Le critiche degli attivisti trovano fondamenta anche in merito al benestare del precedente leader concesso in occasione della nomina del Capo di Stato ad interim, Abdelkader Bensalah, attualmente in carica.

Dopo l’uscita di scena di Bouteflika, l’esercito rappresenta l’istituzione più potente, avendo influenzato la politica per decenni. Gli attivisti attendono l’abbandono del potere da parte di Bensalah e del suo primo ministro Noureddine Bedoui, entrambi considerati alleati dell’ex Capo di Stato. Il 2 luglio scorso è stato il presidente del parlamento algerino, Mouad Bouchareb, ad essersi dimesso, a seguito di pressanti richieste da parte dei manifestanti.

 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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