Sudan: firmato accordo “storico” tra civili e militari

Pubblicato il 17 luglio 2019 alle 10:20 in Africa Sudan

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È stata firmata oggi, mercoledì 17 luglio, la prima parte dell’accordo politico tra il Consiglio Militare di Transizione e le Forze per la Libertà e il Cambiamento del Sudan. Il vice-capo dell’autorità militare sudanese, il generale Mohamed Hamdan Dagalo, ha parlato di un “momento storico” e ha chiarito che l’accordo apre la strada a “una nuova era di cooperazione”. Anche i membri dell’opposizione, capeggiati dai leader delle proteste e riuniti nelle Forze per la Libertà e il Cambiamento, hanno espresso il loro completo appoggio all’iniziativa e hanno sottolineato che, per favorire la transizione politica del Paese, “bisogna tenere lontano tutto ciò che divide il popolo del Sudan”.  

Alla firma hanno partecipato anche una delegazione dell’Etiopia e una dell’Unione Africana, il cui rappresentate ha dichiarato che un passo del genere avvia il Sudan sulla strada di un importante cambiamento politico. Da parte sua, il delegato etiope ha affermato che “i cittadini sudanesi si meritano questo grande giorno”.

Durante la conferenza stampa, seguita alla firma dell’accordo, è stato annunciato che la seconda parte del negoziato di pace, ovvero la stesura di una bozza di Costituzione, sarà discussa venerdì 19 luglio.

Secondo quanto stabilito nel patto, le parti hanno concordato di istituire un Consiglio Sovrano misto civile-militare di 11 membri che governerà il Paese per tre anni e tre mesi, circa. Il Consiglio sarà formato da 5 soldati e 6 civili. Il capo dell’esecutivo sarà un membro dell’esercito per i primi 21 mesi, poi è prevista una rotazione. Tuttavia, i manifestanti hanno ottenuto l’istituzione di una commissione d’inchiesta nazionale indipendente che indagherà sulla violenta repressione delle proteste in tutto il Paese, dopo la rimozione dell’ex presidente, Omar al-Bashir, l’11 aprile. Nello specifico ci sarà una “inchiesta trasparente e indipendente” sui fatti del 3 giugno nella capitale, che hanno causato la morte di più di 100 individui. 

Tuttavia, le manifestazioni in Sudan erano iniziate molto tempo prima, il 19 dicembre 2018, e in pochi mesi avevano portato al rovesciamento del presidente al-Bashir.  Il leader sudanese è stato rimosso, dopo 30 anni al potere, grazie all’intervento delle forze armate. A seguito di tale evento, l’esercito del Paese ha dichiarato l’instaurazione di un governo militare di transizione, con a capo Al-Burhan. Da allora i manifestanti nelle strade della capitale hanno continuato a protestare, per chiedere che fosse lasciato il posto ad un esecutivo civile. Nonostante si sia più volte tentato di avviare un dialogo, i colloqui si sono sempre interrotti a causa di un mancato accordo sulla composizione del futuro governo. Durante le proteste, le forze armate continuano a mettere in pericolo la vita dei cittadini sudanesi. In tale contesto, gli analisti sostengono che la rivolta che ha rovesciato al-Bashir rischia di perdere gli obiettivi di libertà e democrazia che si prefiggeva di raggiungere.

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Chiara Gentili

di Redazione

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