La Turchia sfida l’UE e manda una quarta nave a largo di Cipro

Pubblicato il 17 luglio 2019 alle 18:09 in Europa Turchia

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La Turchia ha annunciato che manderà una quarta nave nel Mediterraneo orientale per condurre le sue attività di perforazione ed esplorazione di idrocarburi a largo delle coste di Cipro. Al momento, le imbarcazioni turche nell’area sono 3, incluse 2 navi per la trivellazione. La prima, ovvero la nave Fatih ha iniziato le trivellazioni a ovest di Cipro dal mese di maggio, venendo affiancata da una seconda imbarcazione, la Yavuz, all’inizio di luglio, per proseguire le esplorazioni. Secondo quanto reso noto da un tweet del ministro dell’Energia di Ankara, Fatih Donmez, la nuova nave da ricerca sismica, Oruc Reis, sarà inviata nel Mediterraneo dopo aver completato le sue operazioni nel Mar di Marmora.  

La notizia giunge qualche giorno dopo la decisione dell’Unione Europea di introdurre sanzioni e misure restrittive nei confronti della Turchia a causa delle sue prospezioni a Cipro, lunedì 15 luglio. In particolare, gli Stati dell’UE hanno approvato la sospensione dei contatti tra ufficiali di alto livello turchi ed europei e hanno stabilito un’interruzione degli aiuti finanziari, pari a circa 164 milioni di dollari. Il ministro degli Esteri della Turchia, Mevlüt Çavuşoğlu, ha detto ai giornalisti, durante una conferenza stampa, martedì 16 luglio, che: “L’Unione Europea ha dovuto prendere queste decisioni prive di valore per soddisfare gli interessi dei greco-ciprioti”. Ad esempio, parlando della sospensione delle negoziazioni in corso tra l’Unione Europea e la Turchia in merito alla firma di un accordo sull’aviazione, ovvero l’Accordo globale sui trasporti aerei, il ministro Çavuşoğlu ha riferito ai giornalisti che le trattative erano già in stallo a causa di un blocco da parte dei greco-ciprioti e che la misura europea non cambia la situazione attuale.

L’indignazione dell’Unione Europea è scoppiata a fine giugno, quando la seconda nave da trivellazione turca è stata inviata nell’area del Mediterraneo orientale per condurre operazioni per l’estrazione di gas naturale al largo della costa nordorientale di Cipro per i prossimi 3 mesi. Il fronte Nicosia-Bruxelles considera le operazioni turche nei pressi dell’isola “illegali”. Anche la Federazione russa si è detta preoccupata dalle azioni della Turchia nella zona economica esclusiva di Cipro e ha chiesto alle parti di astenersi da passi che potrebbero far scoppiare tensioni in una zona delicata del Mar Mediterraneo. Ankara, dal canto suo, non intrattiene alcuna relazione diplomatica con Nicosia e ha affermato che alcune aree della zona marittima al largo di Cipro rientrano nella piena giurisdizione turca o in quella dei turco-ciprioti, che hanno il proprio Stato separatista nel nord dell’isola e sono riconosciuti solo dalla Turchia. Cipro, invece, ritiene che definire una propria zona economica esclusiva (ZEE) sia un suo diritto. 

La disputa tra il governo greco-cipriota e la Turchia si inserisce nell’ambito della più ampia questione cipriota, ossia la disputa tra Nicosia e Ankara in merito alla sovranità sull’isola, il cui territorio risulta diviso dalla cosiddetta “linea verde” che separa l’area amministrata dalla Repubblica di Cipro e abitata prevalentemente dalla comunità greco-cipriota dall’area amministrata dalla Repubblica Turca di Cipro del Nord e abitata prevalentemente dalla comunità turco-cipriota. Tale divisione risale al 1974, quando, in seguito al tentativo di colpo di Stato da parte di nazionalisti greco-ciprioti che favorivano l’annessione dell’isola alla Grecia, il 20 luglio, Ankara inviò le sue truppe “a protezione della minoranza turco-cipriota” nella parte settentrionale dell’isola, sulla quale la Turchia ha poi stabilito il controllo. Da oltre 40 anni, i leader turco-cipriota e greco-cipriota, insieme ai rappresentanti dei Paesi garanti (Turchia, Grecia e Regno Unito), hanno avuto colloqui sostenuti dalle Nazioni Unite, volti a risolvere la controversia. L’ultimo round negoziale si è svolto nel luglio 2017, presso la località svizzera di Crans-Montana, ma si è risolto in un fallimento. In considerazione di tale clima, il 30 gennaio 2019, il Consiglio di Sicurezza dell’ONU ha adottato all’unanimità la risoluzione sull’estensione del mandato della missione di peacekeeping delle Nazioni Unite con sede a Cipro (UNFICYP), che rimarrà attiva almeno fino al 31 luglio 2019.

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Chiara Gentili

di Redazione

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