Turchia: nuova operazione per liberare le regioni siriane dai curdi

Pubblicato il 16 luglio 2019 alle 11:07 in Siria Turchia

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Il presidente turco Recep Tayyip Erdogan ha annunciato che Ankara sta preparando un intervento militare nelle regioni settentrionali della Siria per sottrarre ai combattenti curdi il controllo di quelle aree. In conferenza stampa con i giornalisti, Erdogan ha chiarito che assedierà la città centro-settentrionale di Tel Abyad e quella nord-orientale di Tel Rifat. Il presidente ha parlato di quelle aree come di una “cintura terroristica” e ha assicurato che, con l’operazione che si accinge a intraprendere, il territorio sarà trasformato in una “cintura di sicurezza” di circa 30-40 km. Secondo le dichiarazioni di Erdogan, Russia, Germania e Stati Uniti avrebbero già dato il loro appoggio all’intervento militare turco.

Le due città siriane di Tel Abyad e Tel Rifat sono entrambe a maggioranza araba ma sono attualmente controllate dalle milizie curde delle Syrian Democratic Forces (SDF). Le componenti principali delle SDF sono le People’s Protection Units, altresì conosciute come YPG. Ankara accusa quest’ultime di avere legami con il PKK, il Partito dei Lavoratori curdi, che combatte per la creazione di uno Stato indipendente nel Sud-Est della Turchia dal 1978.

Già nel gennaio 2018, Erdogan aveva lanciato un’operazione militare per spingere le People’s Protection Units fuori dal distretto di Afrin, al confine turco-siriano. La campagna, nota come “Ramo d’Olivo”, mirava, secondo quanto dichiarato dal presidente turco, a combattere i “terroristi” che si trovano nel territorio e a creare una zona sicura della profondità di 30 km al confine tra i due Paesi. Al momento, Afrin è controllato dal cosiddetto “Esercito Nazionale Siriano”, un gruppo di ribelli siriani alleati della Turchia. Molti degli abitanti curdi del distretto sono stati costretti ad abbandonare le loro case, mentre diversi rifugiati siriani si sono stabiliti su quelle aree. L’organizzazione umanitaria Amnesty International accusa il gruppo dell’Esercito Nazionale Siriano di compiere sistematiche violazioni dei diritti umani sulla popolazione curda di Afrin.

Erdogan ha dichiarato che intende costruire case per i rifugiati siriani anche nelle città di Tal Abyad e Tel Rifat, che si accinge a liberare. Quando le People’s Protection Units hanno sottratto allo Stato Islamico il controllo di Tal Abyad, nel 2015, molti abitanti arabi sono stati espulsi ed è stato impedito loro di ritornare. Il presidente turco ha altresì sottolineato che gli Stati Uniti non sono riusciti a rispettare il loro impegno nel liberare la città di Manbij, altro avamposto, a maggioranza araba, delle Syrian Democratic Forces curde. Secondo le parole di Erdogan, “l’obiettivo prioritario della Turchia, ad oggi, è quello di purificare queste zone dal terrorismo il prima possibile”. Una volta che le “organizzazioni terroristiche” delle People’s Protection Units avranno sgomberato la città siriana di Manbij, la Turchia non avrà più “niente da fare lì”, aveva affermato il presidente turco già nel dicembre 2018. La città, inoltre, è un ex roccaforte dell’Isis e gli attentati di jihadisti dello Stato Islamico sono tuttora piuttosto frequenti.

In Siria, le forze statunitensi hanno ufficialmente iniziato la ritirata l’11 gennaio, dopo l’annuncio del presidente americano Donald Trump, il 19 dicembre 2018. Tale decisione ha spinto i leader curdi a fare appello alla Russia e agli altri alleati di Damasco affinché inviino forze militari lungo il confine per proteggere preventivamente le YPG dalla minaccia di un’offensiva delle truppe governative turche. Ankara aveva accolto positivamente la decisione di Trump di ritirare le 2mila truppe statunitensi presenti in Siria, ma il rapporto con gli USA è tuttora caratterizzato da tensioni in relazione all’appoggio americano alle People’s Protection Units curde, che hanno avuto un ruolo chiave nella lotta contro l’Isis. La Turchia considera le YPG un’organizzazione terroristica al pari del PKK e si impegna ad evitare che i curdi siriani riescano ad esercitare il controllo sul territorio vicino al suo confine.

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Chiara Gentili

di Redazione

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