Siria: 15 civili morti nella Siria orientale

Pubblicato il 16 luglio 2019 alle 11:53 in Medio Oriente Siria

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

Un’operazione ad opera della coalizione internazionale guidata dagli Stati Uniti ha causato la morte di 15 civili ed il ferimento di altri, all’alba del 16 luglio.

L’operazione mirava a colpire un leader dell’ISIS, che si trovava nell’area rurale di Deir ez-Zor, una delle maggiori città della Siria orientale. Deirezzor 24, un media locale, ha specificato che l’operazione ha visto la coalizione a guida americana appoggiata dalle Syrian Democratic Forces. L’atterraggio delle forze aeree è avvenuto, nello specifico, nel villaggio di Tekhi, nei pressi della città di al-Basira. Il leader preso di mira è noto col nome di Hassan Ibrahim, che si è dapprima rifiutato di consegnarsi alle forze della coalizione internazionale e successivamente ha sparato contro di esse, causando morti e feriti, anche tra i membri della propria milizia.

La coalizione internazionale a guida americana è stata creata nel settembre 2014 e l’obiettivo principale è sconfiggere lo Stato Islamico. Le Syrian Democratic Forces (SDF), un’alleanza di milizie arabe e curde, hanno rappresentato un alleato indispensabile per raggiungere tale obiettivo. Dopo la liberazione delle principali roccaforti dell’organizzazione terroristica in Siria, in particolare Raqqa, il 17 ottobre 2017, Deir Ezzor, il 3 novembre 2017, e Albu Kamal, il 19 novembre 2017, le forze curde sono state impegnate nella lotta contro gli ultimi soldati dell’Isis che si erano rifugiati nelle aree desertiche della Siria orientale. Prima di fare irruzione a Deir Ezzor, le forze di Al-Assad avevano combattuto per mesi nelle aree limitrofe contro i militanti dello Stato Islamico, con il sostegno dei raid aerei russi.  Le SDF, a loro volta, spalleggiate dalle forze americane, hanno progressivamente liberato le roccaforti dello Stato Islamico anche in tale regione e, sabato 23 marzo 2019 hanno ufficialmente riconquistato Baghouz, dichiarando la fine del califfato jihadista. La liberazione di tale roccaforte ha rappresentato un evento decisivo nella lotta contro i terroristi.

La coalizione a guida statunitense ha ammesso di aver “ucciso involontariamente” almeno 1.319 civili dal 2014. Il numero è stato, però, più volte contestato, sebbene, in una nota, sia stato dichiarato che tra l’agosto 2014 e la fine di maggio 2019 sono stati condotti 34.514 attacchi. A tal proposito, Human Rights Watch ha invitato la coalizione a risarcire le vittime causate dagli attacchi in Siria e Iraq, oltre ad affrontare gli effetti dei danni civili causati dalle proprie operazioni militari in tali Paesi. Secondo quanto riportato, il numero complessivo di vittime in seguito agli attacchi aerei in Siria e Iraq per mano statunitense ammonta a circa 7000 civili.

La comparsa dell’ISIS nel Nord e nell’Est della Siria risale al 2013, dopo la conquista di vaste porzioni del territorio iracheno. Il gruppo aveva dichiarato un califfato transfrontaliero in Siria e in Iraq il 29 giugno 2014, prendendo il controllo di gran parte della Siria e di 1/3 del territorio iracheno. Tuttavia, in seguito alla battaglia di Raqqa, avvenuta il 17 ottobre 2017, ha perso terreno, mantenendo solamente il controllo di piccole aree isolate e desertiche, tra cui alcune parti nord-orientali di Sweida, diverse zone nella provincia di Daraa, e aree vicine ad Abu Kamal, attualmente circondata ad Ovest da forze governative e ad Est da forze curde.

 

 

 

Scarica l’app gratuita di Sicurezza Internazionale da Apple Store o Google Play

Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.