Perse le tracce di una petroliera emiratina

Pubblicato il 16 luglio 2019 alle 16:41 in Emirati Arabi Uniti Medio Oriente

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Da due giorni non si hanno tracce di una petroliera che, partita dagli Emirati Arabi Uniti (UAE), si era diretta verso lo Stretto di Hormuz e aveva raggiunto le acque iraniane.

La nave, dal nome Riah, batte bandiera panamense. Prima che se ne perdessero le tracce, alcuni dati hanno rilevato la sua posizione nei pressi di un punto di carico e scarico marittimo, nei pressi dello stretto di Hormuz, e l’ultima direzione registrata dimostra che l’imbarcazione era diretta verso l’Iran. In precedenza, la petroliera aveva effettuato viaggi regolari da Dubai a Sharjah, prima di entrare nello Stretto di Hormuz, sulla rotta per Fujairah, ovvero sulla costa orientale degli Emirati. Tale percorso non era cambiato negli ultimi 3 mesi. Tuttavia, non è chiaro cosa sia accaduto a partire dalla serata di sabato 13 luglio, dopo le ore 23.

I funzionari iraniani e degli Emirati Arabi Uniti non hanno ancora commentato la questione, e anche il comando della quinta flotta della Marina Militare statunitense non ha voluto rilasciare dichiarazioni a riguardo.

Tuttavia, vi sono notevoli preoccupazioni, considerati gli accaduti degli ultimi tempi, ed in particolare le crescenti tensioni tra Washington e Teheran, nate dal ritiro degli Stati Uniti dall’accordo sul nucleare, lo scorso 8 maggio, e la conseguente re-imposizione di sanzioni contro l’Iran. Ad un anno di distanza dall’uscita dal patto, l’8 maggio 2019, Washington ha schierato la portaerei Abraham Lincoln e una task force di cacciabombardieri nei mari del Medio Oriente, con il fine di dimostrare la propria forza nel caso di eventuali attacchi dalla controparte iraniana. Teheran, per tutta risposta, ha dichiarato di non voler più rispettare le limitazioni sull’arricchimento dell’uranio e ha descritto la presenza americana un bersaglio da colpire.

In tale contesto, il 22 aprile gli Stati Uniti hanno annunciato la decisione di non concedere più esenzioni dalle sanzioni agli ultimi 8 compratori di petrolio rimasti alla Repubblica Islamica. Lo scorso 13 giugno, due grandi esplosioni contro alcune piattaforme petrolifere si sono verificate nel Golfo di Oman, a largo delle coste dell’Iran. Tale incidente si è verificato dopo un mese esatto dai sabotaggi di Fujairah, subiti il 13 maggio da parte delle 3 navi battenti bandiere saudita, norvegese ed emiratina. Gli eventi sono stati condannati come tentativi di minare la sicurezza delle forniture di petrolio mondiali.

Di recente, l’Iran ha aumentato la propria produzione di uranio, arricchendolo altresì oltre i limiti stabiliti con l’accordo sul nucleare del 2015. L’obiettivo di Teheran è esercitare maggiore pressione sull’Europa, affinché gli vengano concesse condizioni migliori e possa continuare ad esportare petrolio. Sin dal 1979, l’Iran ha dovuto far fronte ad una serie di sanzioni economiche e ciò non gli ha consentito di acquistare armi di alto livello all’estero o aerei da combattimento al pari degli altri Paesi del Golfo. Pertanto, Teheran ha investito in un programma di missili balistici, rappresentando, per gli USA, una minaccia da tenere sotto controllo. L’Iran, da parte sua, ha negato di voler sviluppare ulteriormente tale programma e di utilizzare l’uranio arricchito per costruire armi nucleari.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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