Libia: un nuovo attacco di Haftar causa 3 morti

Pubblicato il 16 luglio 2019 alle 17:17 in Africa Libia

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Un attacco aereo ad opera delle forze dell’Esercito Nazionale Libico (LNA), guidato dal generale Khalifa Haftar, ha causato 3 morti e decine di feriti della fazione opposta, ovvero le forze del governo di Tripoli. Tale bombardamento è di martedì 16 luglio ed ha interessato un ospedale civile della provincia di Al-Sawani, situata al Sud della capitale Tripoli.

Tra le vittime, membri del personale medico e paramedico operante nell’ospedale colpito, il quale ha subito un ulteriore attacco anche nel mese di giugno scorso. A detta di una fonte militare, nello stesso giorno, le forze del governo di Tripoli hanno altresì respinto un ulteriore attacco dell’LNA sull’asse di Zatarneh, sempre nel Sud della capitale libica. La medesima fonte ha poi dichiarato che le forze del governo di Tripoli hanno preso il controllo su nuove posizioni poste su questo asse, oltre ad aver distrutto diversi veicoli militari appartenenti alle forze di Haftar.

La Libia vive in una situazione di grave instabilità dal 15 febbraio 2011, data che ha segnato l’inizio della rivoluzione e della guerra civile. Nel mese di ottobre dello stesso anno, il Paese nordafricano ha poi assistito alla caduta del regime del dittatore Muammar Gheddafi, ma da allora non è mai riuscito a raggiungere una transizione democratica e vede tuttora la presenza di due schieramenti. Da un lato, il governo di Tripoli, nato con gli accordi di Skhirat del 17 dicembre 2015, riconosciuto dall’Onu, e guidato da Fayez al-Serraj. Dall’altro lato, il governo di Tobruk, con Khalifa Haftar. Il governo di Tobruk riceve il sostegno di Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Egitto, Russia e Francia. In particolare, Il Cairo, Riad ed Abu Dhabi sostengono militarmente ed economicamente le forze dell’esercito di Haftar.

Haftar, il 4 aprile, dopo aver conquistato il Sud del Paese, ha sferrato un attacco contro Tripoli, avviando un’offensiva che è ancora in corso. Da parte sua, Tripoli ha risposto con l’operazione “Vulcano di rabbia”, che ha avuto inizio il 7 aprile e che mira ad “eliminare da tutte le città libiche gli aggressori e le forze illegittime”, oltre a difendere la capitale dall’avanzata dell’LNA. Gli scontri, secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), hanno causato la morte di 653 persone, tra cui 41 civili e 3547 feriti, tra cui 126 civili, oltre a circa 94.000 sfollati.

Tra gli ultimi eventi verificatisi nel Paese, il 2 luglio un attacco aereo ha colpito un centro di detenzione per i migranti in Libia, causando la morte di almeno 44 persone, tra cui 6 bambini. In una dichiarazione, il governo di Tripoli ha accusato dell’attacco l’Esercito Nazionale Libico ma, interrogati sulla questione, i portavoce dell’LNA non hanno risposto all’accusa.  Successivamente, l’LNA ha sferrato, il 9 luglio, un attacco aereo per mezzo di raid contro le postazioni delle milizie del governo di Tripoli nelle città di Gharyan, con l’obiettivo di riprendere il controllo dell’area a Sud-Ovest della capitale.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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