Iran: registrato un aumento delle vendite di petrolio

Pubblicato il 16 luglio 2019 alle 14:27 in Iran Medio Oriente

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Il governatore della banca centrale iraniana, Abdel Nasser Hamati, ha annunciato, il 15 luglio, che il proprio Paese ha registrato un graduale aumento delle vendite di petrolio.

Nasser Hamati ha altresì dichiarato che l’ingresso di valuta estera nel Paese è stato facilitato e, pertanto, il mercato dei cambi è rimasto relativamente stabile, nonostante la banca centrale sia ancora sottoposta a pressioni. Inoltre, durante una riunione del Comitato per l’economia, tenutosi nella provincia nordorientale di Khorassan, Khatami ha annunciato la fornitura di 12 miliardi di dollari in valuta estera per sostenere la fornitura di beni di prima necessità all’Iran, sin dal 20 marzo scorso. Tale fornitura è stata possibile grazie alle risorse della Banca Centrale e alle vendite degli esportatori.

In seguito alla re-imposizione delle sanzioni statunitensi, l’Iran si è impegnato in diverse modalità a continuare le proprie esportazioni di petrolio, nonostante le pressioni di Washington volte a danneggiarle. A tal proposito, Teheran aveva altresì minacciato di chiudere lo stretto di Hormuz, snodo principale per il passaggio dei barili di greggio.

In tale quadro, il 2 maggio scorso, gli Usa si sono rifiutati di cancellare le esenzioni per gli acquirenti di petrolio dall’Iran, con l’aspettativa che le esportazioni iraniane si sarebbero ridotte a zero nel breve periodo. In particolare, Washington ha messo in guardia i Paesi importatori di greggio iraniano su possibili sanzioni nel caso di accordi con Teheran.

Tuttavia, il ministro del petrolio iraniano, Bijen Zengane, si è detto ottimista sulla situazione delle esportazioni di greggio del proprio Paese, nonostante l’inasprimento delle sanzioni statunitensi su una delle principali fonti di reddito dell’Iran. A tal proposito, il ministro ha dichiarato che la cooperazione tra i Paesi OPEC ed i produttori mondiali di petrolio non OPEC non destabilizzerà il mercato. Tuttavia, in risposta alle segnalazioni di un significativo calo delle esportazioni di petrolio iraniano, il ministro Zengane ha considerato tale notizia falsa, sebbene abbia rifiutato di rilasciare dati sulla portata delle esportazioni di petrolio del Paese.

Le relazioni tra Stati Uniti ed Iran sono particolarmente tese da quando il presidente della Casa Bianca, Donald Trump, l’8 maggio 2018, ha deciso di ritirarsi dall’accordo sul nucleare, il Joint Comprehensive Plan of Action (JCPOE), ed ha imposto sanzioni a diverse entità iraniane, con lo scopo di costringere Teheran a sedersi sul tavolo dei negoziati e raggiungere un nuovo accordo che riveda altresì il proprio programma missilistico.  

Ad un anno di distanza dall’uscita dal patto, l’8 maggio 2019, Washington ha schierato la portaerei Abraham Lincoln e una task force di cacciabombardieri nei mari del Medio Oriente, con il fine di dimostrare la propria forza nel caso di eventuali attacchi dalla controparte iraniana. Teheran, per tutta risposta, ha dichiarato di non voler più rispettare le limitazioni sull’arricchimento dell’uranio e ha descritto la presenza americana un bersaglio da colpire.

 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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