Arabia Saudita e Libano: preservare la stabilità è una priorità

Pubblicato il 16 luglio 2019 alle 11:00 in Arabia Saudita Libano

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Il sovrano dell’Arabia Saudita, il re Salman bin Abdulaziz Al Saud, in un incontro con alcuni ex premier libanesi, ha evidenziato il desiderio del proprio Paese di garantire la sicurezza e la stabilità del Libano all’interno del mondo arabo, oltre a preservare gli accordi di Taif.

L’incontro si è tenuto nel palazzo di Jeddah, città saudita che si affaccia sul Mar Rosso, il 15 luglio, ed ha visto il sovrano saudita con gli ex primi ministri libanesi Najig Mikati, Fouad Siniora e Tammam Salam. Le parti hanno discusso degli ultimi sviluppi verificatisi nell’arena libanese e delle relazioni tra il regno saudita ed il Libano, definite “fraterne”.

Il premier Mikati ha evidenziato l’interesse da parte saudita verso le questioni libanesi ed ha definito il re Salman un “amante fedele” del Libano, le cui idee rivestono una grande importanza. Dal canto suo, Siniora ha messo in luce non solo il ruolo saudita per il Libano ma anche la necessità di superare gli ostacoli e le crisi a livello politico, nazionale ed economico, in particolare di fronte ai tentativi di alcuni di superare l’accordo di Taif. I 3 premier libanesi completeranno il loro viaggio con visite anche negli Emirati Arabi Uniti, in Egitto e in Kuwait. Anche il re saudita ha confermato la volontà e la determinazione del suo Paese nel sostenere il Libano, la propria indipendenza e sovranità.

Gli accordi di Taif furono siglati nell’autunno del 1989 e rappresentarono un trattato inter-libanese che mirava a porre fine alla guerra civile in Libano, verificatasi tra il 1975 ed il 1990. L’intesa fu negoziata in Arabia Saudita, sotto l’egida della Lega Araba, e divennero successivamente parte integrante della costituzione libanese.  Con tali accordi vennero modificate le quote politiche previste per i musulmani dal Patto nazionale libanese, riequilibrando i rapporti di forza tra le confessioni maggiori, venne affermata la sovranità libanese nel Libano meridionale, in quel periodo occupato da Israele, e venne legittimata la presenza siriana, in quanto garante della pace. Inoltre, venne altresì stabilito il disarmo delle milizie sia nazionali sia internazionali.

Tuttavia, alcuni punti inclusi negli accordi sono stati realizzati solo dopo anni o in maniera parziale. Le truppe siriane hanno lasciato il Libano solo nel 2005 e il Paese è stato a lungo impegnato nel tentativo di disarmo dei vari gruppi armati che agivano in modo incontrollato nel Paese, come l’Esercito del Libano del Sud, ovvero un gruppo armato addestrato da Israele, sciolto nel 2000, ed altre formazioni armate palestinesi.  

In tale quadro, si inserisce altresì Hezbollah, ancora attivo nel Sud del Libano. Hezbollah, che in arabo significa “il Partito di Dio”, è un’organizzazione paramilitare sciita libanese che alcuni Paesi, tra cui gli Stati Uniti e Israele, considerano un gruppo terroristico. Nello specifico, gli USA, hanno designato Hezbollah come un’organizzazione terroristica nell’ottobre del 1997, ma hanno sempre faticato a ostacolare le attività del gruppo e la sua capacità di reperire risorse. 

Il Libano sta altresì affrontando un periodo segato da difficoltà a livello economico, risultato di anni di cadute e di riforme inefficaci. Anche il Fondo Monetario Internazionale ha evidenziato la necessità di realizzare riforme strutturali adeguate che rimettano in moto i flussi di deposito in entrata. Da parte sua, l’Arabia Saudita è sempre stata un partner fondamentale ed il principale alleato sunnita di Beirut. Tuttavia, negli ultimi anni, a causa della maggiore presenza di Hezbollah, appoggiato dal nemico storico di Riad, l’Iran, le relazioni sono divenute più tese e spesso l’Arabia Saudita si è ritrovata a mettere in guardia l’alleato libanese. Tuttavia, il regno saudita non ha smesso di sostenere il governo di Beirut, come sottolineato anche nel corso dell’incontro del 15 luglio.

 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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