Yemen: minacciata una catastrofe ambientale nel Mar Rosso

Pubblicato il 15 luglio 2019 alle 10:17 in Medio Oriente Yemen

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Il governo yemenita ha nuovamente messo in guardia da un’enorme perdita di petrolio nel Mar Rosso, dopo che i ribelli sciiti Houthi hanno bloccato le operazioni di manutenzione della petroliera “Safer”, che trasporta oltre un milione di barili di greggio.

A tal proposito, la presidenza del Consiglio dei ministri yemenita ha pubblicato un video informativo sul proprio account Twitter, in cui si dichiara che la vita marina e ed i Paesi che si affacciano sulle coste sono in grave pericolo, nel caso in cui si verifichi il disastro preannunciato. Già precedentemente, il governo yemenita aveva rivolto un appello alle Nazioni Unite, affinché affrontassero le pressioni dei ribelli sciiti e consentissero un’ispezione tecnica e la manutenzione della petroliera Safer.

Quest’ultima è situata a circa 60 km a nord della città yemenita di Hodeidah, nei pressi del porto di Ras Isa. Costruita nel 1976, è ormeggiata sin dal 1988 al largo delle coste yemenite, fungendo da terminale galleggiante di stoccaggio e scarico, volto a ricevere il greggio di esportazione yemenita e caricarlo sulle navi. Tuttavia, tale petroliera non è stata più utilizzata da quando gli Houthi hanno preso il controllo di Hodeidah nel 2015. Avendo preso anche il controllo della petroliera stessa, i ribelli sciiti la utilizzano come oggetto di ricatto verso qualsiasi operazione militare contro Hodeidah. Tuttavia, a causa dell’età, della mancanza di manutenzione da più di 4 anni e della dispersione di greggio al proprio interno, si è più volte previsto un crescente rischio di esplosione chimica.

Come specificato nel video del governo yemenita, la fuoriuscita di petrolio era già iniziata a causa dell’erosione della petroliera.  Il disastro che potrebbe scaturirne sarebbe quattro volte maggiore rispetto all’incidente del 1989 della Exxon Valdez statunitense, sulle coste dell’Alaska, considerato il più grande disastro ambientale della storia.

Le Nazioni Unite hanno inviato, nel mese di maggio scorso, una squadra tecnica per ispezionare il bacino, ma gli Houthi hanno impedito il suo arrivo. Come dichiarato dall’Onu, una possibile fuoriuscita di 1.5 milioni di petrolio nel Mar Rosso minaccia non solo lo Yemen ma anche tutti i Paesi vicini e un disastro di tale portata avrebbe gravi conseguenze anche sull’economia e sulle attività vitali per tali Paesi.

Nel mese di aprile scorso, anche il Consiglio Atlantico, un gruppo di esperti di Washington, ha dichiarato che “Safer” potrebbe costituire una vera e propria bomba di grande portata, a causa del gas infiammabile che si sta creando al proprio interno, e a cui potrebbe essere dato fuoco in qualsiasi momento, anche tramite un proiettile vagante. A ciò si aggiunge la pericolosità derivante dallo scafo arrugginito e soggetto ad eventuali rotture. Secondo quanto riportato, il Mar Rosso è caratterizzato da una grande biodiversità, con barriere coralline, mangrovie costiere e numerose specie, ma a causa di un ricircolo dell’acqua ridotto ed un ecosistema marino fragile, l’area è altresì altamente vulnerabile all’inquinamento da idrocarburi.

In tale quadro, Hodeidah è al centro delle tensioni tra il gruppo di ribelli sciiti Houthi ed il governo riconosciuto a livello internazionale e sostenuto dalla coalizione a guida saudita. Nell’ambito di un accordo per il cessate il fuoco, l’11 maggio scorso, i ribelli sciiti hanno accettato di ritirarsi “parzialmente” dai 3 porti dell’area per ridistribuire le proprie forze ed avviare dei negoziati volti a trovare una soluzione politica al conflitto civile.

 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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