Siria: raid aerei russi distruggono impianto idrico

Pubblicato il 15 luglio 2019 alle 6:00 in Medio Oriente Siria

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Alcuni raid aerei russi, domenica 14 luglio, hanno bersagliato e distrutto il principale impianto idrico di Maarat al-Numan, mentre i rifugiati dall’enclave dei ribelli continuano a soffrire per il mancato accesso a beni primari.

I raid russi hanno colpito e distrutto la più importante stazione di immagazzinaggio e pompaggio di acqua della città di Maarat al-Numan, una delle più grandi città della regione nord-occidentale del Paese, nella provincia di Idlib. A renderlo noto è stata l’agenzia di stampa siriana Step News, la quale ha informato che gli aerei di Mosca hanno colpito la struttura con 5 missili nella mattina di domenica, rendendola totalmente inagibile. Il corrispondente dell’agenzia ha inoltre spiegato che il regime di Damasco e l’alleato russo hanno bombardato numerosi villaggi a sud di Idlib, causando un imprecisato numero di vittime e feriti.

La pompa idrica di Maarat al-Numan era già stata presa di mira da attacchi aerei il 5 luglio, venendo parzialmente danneggiata. Essa fornisce acqua potabile alla città e ai villaggi limitrofi, e la sua distruzione probabilmente renderà le condizioni di vita nel luogo ancora più ardue per i circa 80mila residenti, tra cui molti rifugiati, circa 5mila, che dal mese di aprile sono stati sfollati da altre regioni del Paese, in particolare dalla provincia orientale di Hama, dove attualmente si trova il fronte di battaglia tra le fazioni in lotta. Vicino a Maarat al-Numan sono stati allestiti 13 campi per rifugiati, con tende improvvisate e nessun accesso a strutture sanitarie. Anche il cibo e le medicine scarseggiano, secondo i testimoni che hanno documentato le condizioni di vita nelle strutture. Bombardare infrastrutture di vitale importanza per i civili, tra cui anche ospedali, è una delle strategie più utilizzate dalle forze del presidente Bashar al-Assad e degli alleati moscoviti, sin dallo scoppio del conflitto civile, il 15 marzo 2011.

Ubeid al Saqqar, un rifugiato proveniente dal villaggio di Hawarta, nella parte occidentale della provincia di Hama, e che attualmente si trova con la sua famiglia nel campo di Wafaa, ha affermato di non aver visto, dal suo arrivo, alcun aiuto umanitario nel luogo. Egli ha poi lamentato la mancanza di alimenti e acqua potabile, e le condizioni di vita precarie, spiegando che i rifugiati sono costretti a comprare acqua potabile da luoghi lontani e a prezzi molto elevati.

L’intensificazione dei raid aerei era iniziata da venerdì 12 luglio, quando i velivoli russi avevano bersagliato alcune città in mano ai ribelli nella Siria nord-occidentale, nel quadro di un ampliamento dell’offensiva del regime di Damasco, supportato militarmente da Mosca, contro i dissidenti siriani. I raid via cielo avevano già causato la morte di 3 persone a Idlib e altre 3 a Maarat al-Numan. Altre 9 persone erano invece rimaste uccise negli attacchi aerei nel resto dell’enclave ribelle. Sabato 13 luglio, decine di persone sono rimaste uccise  negli attacchi delle forze russe e siriane indirizzati contro Khan Shaykhoun e altre cittadine della provincia di Idlib.

Sono ad oggi oltre 330mila le persone sfollate in seguito all’offensiva governativa iniziata nel mese di aprile.

 

 

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Consultazione delle fonti inglesi e redazione a cura di Claudia Castellani

di Redazione

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