Libia: la Camera dei Rappresentanti, unico organo per una soluzione alla crisi

Pubblicato il 15 luglio 2019 alle 18:04 in Africa Libia

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Gli 80 parlamentari libici, riunitisi ad Il Cairo, hanno dichiarato, il 15 luglio, che una soluzione alla crisi libica vedrà la Camera dei Rappresentanti come la fautrice principale, in quanto unica autorità legittima eletta nel Paese, a fianco del popolo e suo rappresentante.

Una delegazione di parlamentari libici si è riunita al Cairo dal 13 luglio per partecipare a degli incontri promossi dal Consiglio nazionale egiziano, incaricato di sostenere la Libia a giungere ad una soluzione politica. Lo scopo è unificare le visioni dei parlamentari libici e risolvere la crisi nel Paese.

Nella dichiarazione finale rilasciata al termine degli incontri del 15 luglio, i deputati libici hanno ribadito l’importanza dell’unità del Paese e della sovranità dei propri territori, elementi che non possono essere pregiudicati in nessun caso. Inoltre, la civilizzazione, il processo democratico e la salvaguardia della successione pacifica del potere rappresentano un obbligo sancito a livello costituzionale e dagli emendamenti che regolano la fase di transizione.

Nel corso degli incontri, vi sono stati diversi dibattiti sulle modalità per rendere il parlamento operativo, per svolgere a pieno il proprio ruolo e rispondere agli interessi del popolo libico. Inoltre, i deputati hanno deciso di invitare altri parlamentari non presenti alle riunioni dei primi giorni in ulteriori incontri, per continuare le discussioni sulla risoluzione della crisi libica, al fine di preservare la sicurezza del Paese e dei cittadini libici, la sovranità, l’indipendenza, e realizzare la pace e l’armonia sociale, tornando altresì al dialogo pacifico sotto la sovranità dello Stato.

Quanto stabilito con gli incontri in Egitto, verrà ridiscusso in una riunione della Camera dei Rappresentanti prevista nel breve termine, che avrà l’obiettivo di richiedere la formazione di un governo nazionale e di stabilire una road map volta alla risoluzione della crisi, secondo un calendario e dei meccanismi di attuazione precisi.

Un membro della Camera, Ali Saidi al-Qaidi,ha ringraziato a nome degli altri deputati, l’Egitto per aver organizzato tali incontri, sottolineando come Il Cairo sia una “sorella maggiore” a fianco dell’unità della Libia, e cerca di sostenerla per risolvere la crisi in corso attraverso un accordo.

La Libia vive in una situazione di grave instabilità dal 15 febbraio 2011, data che ha segnato l’inizio della rivoluzione e della guerra civile. Nel mese di ottobre dello stesso anno, il Paese nordafricano ha poi assistito alla caduta del regime del dittatore Muammar Gheddafi, ma da allora non è mai riuscito a raggiungere una transizione democratica e vede tuttora la presenza di due schieramenti. Da un lato, il governo di Tripoli, nato con gli accordi di Skhirat del 17 dicembre 2015, riconosciuto dall’Onu. Dall’altro lato, il governo di Tobruk, con Khalifa Haftar. Il governo di Tobruk riceve il sostegno di Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Egitto, Russia e Francia. In particolare, Il Cairo, Riad ed Abu Dhabi sostengono militarmente ed economicamente le forze dell’esercito di Haftar. Il Qatar e la Turchia appoggiano, invece, il governo riconosciuto a livello internazionale. Il parlamento libico è stato eletto nel 2014 ed è formato da 188 deputati. Questo svolge le proprie funzioni accanto al governo provvisorio di Tripoli, presieduto da Fayez al-Sarraj.

In tale contesto, Il Cairo rappresenta un alleato chiave nell’offensiva contro Tripoli ed il presidente egiziano, Abdel Fattah al-Sisi, è, a sua volta, un sostenitore dell’uomo forte di Tobruk. Haftar è considerato dall’Egitto come un baluardo contro la minaccia islamista, soprattutto in seguito della sua missione nel Sud della Libia.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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