Hong Kong: ancora scontri tra polizia e manifestanti

Pubblicato il 15 luglio 2019 alle 19:21 in Cina Hong Kong

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La governatrice di Hong Kong, Carrie Lam, ha aspramente criticato i manifestanti coinvolti in una serie di scontri con la polizia, durante il fine settimana. Le proteste, intanto, chiedono le sue dimissioni.

La Lam ha definito “rivoltosi” i partecipanti alle manifestazioni e ha confermato il suo pieno sostegno alle forze dell’ordine, che stanno gestendo una situazione molto tesa nella città. Durante una protesta, tenutasi domenica 14 luglio, nel distretto di Sha Tin, sono scoppiati una serie di violenti scontri, quando la polizia ha iniziato a sgomberare le strade, dopo il tramonto. Alcuni manifestanti si sono ritirati in un complesso commerciale, dove anche le forze dell’ordine hanno fatto irruzione. Più di 40 persone sono state arrestate durante gli scontri mentre altre 28 necessitavano di cure mediche di emergenza, secondo la polizia locale e gli ufficiali sanitari. 

Lunedì 15 luglio, la Lam ha visitato in ospedale le forze dell’ordine ferite durante le violenze e ha espresso gratitudine per il loro lavoro a salvaguardia della legge. “Sono devoti, professionali e hanno esercitato moderazione quando sono stati attaccati da persone che descrivo come ‘rivoltosi’ “, ha dichiarato la Lam ai giornalisti. La governatrice ha poi aggiunto che ci saranno indagini e conseguenze per i fatti accaduti domenica. I manifestanti, durante tutto il weekend, hanno chiesto le dimissioni della governatrice e una maggiore autonomia dall’influenza cinese. Tali disordini arrivano a seguito del tentativo di irruzione nel palazzo del Consiglio legislativo, da parte del movimento di protesta, attuato lunedì 1° luglio.

In tale occasione, le manifestazioni di massa erano state organizzate nel giorno in cui si festeggiava l’anniversario del ritorno dell’isola sotto la sovranità cinese, verificatasi il 1° luglio 1997. Precedentemente, l’area era amministrata dalla Gran Bretagna. Durante le proteste, che hanno un carattere anti-governativo e chiedono maggiore indipendenza dalla Cina, i manifestanti avevano rotto le porte a vetro dell’assemblea parlamentare monocamerale della Regione Amministrativa Speciale di Hong Kong, il Consiglio legislativo, e avevano tentato di entrare forzatamente nell’edificio. La polizia, da parte sua, aveva risposto utilizzando spray al peperoncino contro la folla. Le proteste arrivavano dopo diverse settimane di manifestazioni contro un controverso progetto di legge che conteneva un emendamento che avrebbe permesso l’estradizione in Cina dei cittadini di Hong Kong, per alcuni specifici crimini. Lam ha sospeso tale misura il 18 giugno, ma le proteste continuano a chiedere che la governatrice venga sostituita, poiché troppo vicina a Pechino.

L’attuale Consiglio Legislativo dell’isola termina il proprio mandato nel mese di luglio 2020 e se l’emendamento in questione non verrà portato avanti e trasformato in legge prima di allora, decadrà spontaneamente. Hong Kong è “tornata alla Cina” nel 1997 e ha perso il suo status di colonia britannica. Per questo, secondo Lu Kang del Ministero degli Esteri di Pechino, il Regno Unito e i Paesi occidentali non devono interessarsi a quanto sta accadendo sull’isola. La regione autonoma speciale della Cina gode di maggiori libertà democratiche e di un sistema giuridico e legislativo indipendente da quello di Pechino, secondo il principio “un Paese, due Sistemi”. L’isola è governata in base a una legge costituzionale nota come Base Law, mutuata dal diritto anglosassone.

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Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

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