Consiglio degli Affari Esteri dell’UE: si discutono i rapporti con l’Iran

Pubblicato il 15 luglio 2019 alle 18:53 in Europa Iran

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Il Ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, Enzo Moavero Milanesi, si trova a Bruxelles per partecipare al Consiglio Affari Esteri dell’Unione Europea, dove verrà trattato prioritariamente il tema dei rapporti con l’Iran. 

Secondo quanto riferisce il sito ufficiale della Farnesina, in agenda per il Consiglio del 15 luglio sono presenti i maggiori temi dell’attualità internazionale, la questione dei migranti, i rapporti con l’Iran, l’Iraq e la Repubblica Centrafricana. È, inoltre, previsto uno scambio informale con il Ministro degli Esteri della Repubblica di Moldova, Nicolae Popescu. “L’Iran sarà il primo tema che verrà discusso al Consiglio Affari esteri di oggi a Bruxelles”, ha dichiarato l’Alto Rappresentante per la Politica Estera dell’Unione Europea. L’Europa e l’Iran stanno vivendo un momento di grande tensione, sia a causa dell’annuncio iraniano di aver superato i limiti di arricchimento dell’uranio previsti dall’accordo sul nucleare del 2015, sia in relazione al sequestro di una petroliera che trasportava greggio iraniano a Gibilterra. 

L’Iran ha chiesto alla Gran Bretagna di rilasciare immediatamente la petroliera che la Marina Reale inglese aveva sequestrato il 5 luglio in seguito ai sospetti che stesse violando le sanzioni europee trasportando petrolio in Siria. “Questo è un gioco pericoloso e avrà delle conseguenze. I pretesti legali per la cattura non sono validi. Il rilascio della petroliera è nell’interesse di tutti i Paesi”, ha dichiarato il portavoce del Ministero degli Esteri iraniano, Abbas Mousavi, all’agenzia di stampa nazionale IRNA. Teheran ha altresì minacciato misure severe se la petroliera non dovesse essere rilasciata. Le sanzioni dell’UE contro la Siria che la petroliera starebbe violando sono state adottate il primo dicembre 2011 e sono soggette a revisioni annuali. Altri pacchetti di sanzioni includono un embargo sul petrolio siriano, restrizioni agli investimenti e un blocco delle attività delle banche centrali siriane all’interno dell’Unione Europea. Le conseguenze delle sanzioni imposte dagli Stati Uniti e dall’Unione Europea sulla Siria rappresentano un ostacolo importante alla ricostruzione dello Stato mediorientale, poiché impediscono a terzi di investire nel Paese e contribuirne alla rinascita. 

La Gran Bretagna, inoltre, fa parte degli Stati che hanno sottoscritto l’accordo sul nucleare del 14 luglio 2015. L’intesa prevedeva la revoca delle sanzioni internazionali imposte alla Repubblica Islamica, in cambio dell’impegno di quest’ultima a limitare il suo programma nucleare. Ciononostante, il presidente statunitense Donald Trump ha deciso di recedere unilateralmente dal patto, l’8 maggio 2018, e ha reimposto le sanzioni sul Paese. Nel maggio 2019, Washington ha altresì inasprito le relazioni con Teheran, vietando a tutti Paesi e a tutte le compagnie di importare petrolio iraniano, minacciando in caso contrario l’esclusione dal sistema finanziario mondiale. In risposta, l’Iran ha cominciato a violare le disposizioni dell’accordo nucleare e ha iniziato ad arricchire l’uranio oltre i limiti fissati nel 2015. La cattura della petroliera iraniana giunge dunque in un momento di massima tensione. Washington ha altresì deciso di inviare truppe aggiuntive nella regione per fronteggiare un possibile intervento di Teheran. Il portavoce Mousavi ha però ribadito: “Le potenze straniere devono lasciare il Medio Oriente perché i Paesi regionali sono in grado da soli di garantire la sicurezza dell’area. L’Iran ha più volte espresso la sua disponibilità a intraprendere colloqui con i suoi vicini per appianare i contrasti e risolvere le dispute”.

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Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

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