Algeria: arrestati 5 sospetti terroristi

Pubblicato il 15 luglio 2019 alle 9:29 in Africa Algeria

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L’esercito algerino ha arrestato 5 uomini, sospettati di pianificare alcuni attentati contro gli attivisti che dallo scorso 22 febbraio protestano nel Paese per chiedere il trasferimento del potere ad un governo civile e l’abbandono del sistema elitario.

Secondo quanto dichiarato dal Ministero della Difesa algerino, domenica 14 luglio, gli uomini arrestati “pianificavano attentati contro le proteste pacifiche che si stanno svolgendo nelle diverse città dell’Algeria”. Per tale ragione, nel corso di una serie di incursioni anti-terrorismo nella regione di Batna, nell’area sudorientale del Paese, l’esercito ha arrestato 5 uomini, definiti “terroristi”. Tale termine, stando a quanto riportato da Al Arabiya English, viene utilizzato dagli anni Novanta dall’esercito algerino per indicare gli estremisti armati attivi nel Paese.

Nel frattempo, il 12 luglio scorso, gli attivisti sono scesi in strada per protestare per il 21esimo venerdì consecutivo. La manifestazione, stando alle dichiarazioni dei partecipanti, è stata caratterizzata da una massiva presenza di veicoli della polizia, riducendo lo spazio a disposizione degli attivisti. Secondo quanto dichiarato dal vice presidente della Lega algerina per la Difesa dei Diritti Umani, Said Salhi, ciò dimostra “una chiara intenzione da parte della polizia di fermare le proteste civili ad Algeri”.

In linea con ciò, Salhi ha confermato che le ultime proteste del 12 luglio hanno visto una presenza “impressionante” degli uomini della polizia, i quali, stando a quanto riportato, hanno anche arrestato alcuni attivisti, come era già accaduto nel corso delle proteste precedenti. Stando a quanto riportato da France24, dal 21 giugno al 12 luglio sono stati arrestati 34 attivisti con l’accusa di avere con sé la bandiera berbera, minoranza etnica dell’Africa settentrionale. La presenza della polizia e gli arresti condotti nelle ultime settimane lasciano pensare agli attivisti che l’esercito sia responsabile di “un colpo di Stato silente”.

Stando a quanto ricostruito da uno studioso dei Paesi dell’Africa settentrionale della George Washington University, William Lawrence, la condotta dei militari algerini ricorda quanto accaduto in Sudan. “Hanno rovesciato il presidente, prendendo il potere, senza però trasferirlo agli attivisti. In Sudan, però, i militari hanno un piano, mentre in Algeria non sembra esserci alcuna strategia definita”, ha dichiarato.

Negli ultimi mesi, l’Algeria è stata caratterizzata da un clima di protesta, ancora presente, soprattutto in seguito al rinvio delle elezioni, previste inizialmente per il 4 luglio. Non è ancora stata stabilita una nuova data e, pertanto, non è ancora possibile conoscere il destino del Paese nord-africano.

La serie di moti popolari ha avuto inizio lo scorso 22 febbraio. Dopo le prime 6 settimane, il 2 aprile, il presidente in carica, Abdelaziz Bouteflika, si è dimesso, dopo 20 anni al potere. Dal momento delle dimissioni dell’ex Capo di Stato, tuttavia, le proteste nel Paese sono aumentate, a causa della presa del potere da parte delle forze armate, capeggiate da Ahmed Gaid Salah, generale dell’esercito ritenuto vicino a Bouteflika. Le critiche degli attivisti trovano fondamenta anche in merito al benestare del precedente leader concesso in occasione della nomina del Capo di Stato ad interim, Abdelkader Bensalah, attualmente in carica.

Dopo l’uscita di scena di Bouteflika, l’esercito rappresenta l’istituzione più potente del Paese, avendo influenzato la politica per decenni. Gli attivisti attendono l’abbandono del potere da parte di Bensalah e del suo primo ministro Noureddine Bedoui, entrambi considerati alleati dell’ex Capo di Stato. Il 2 luglio scorso è stato il presidente del parlamento algerino, Mouad Bouchareb, ad essersi dimesso, a seguito di pressanti richieste da parte dei manifestanti.

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 Jasmine Ceremigna

di Redazione

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